RINNOVABILI: ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE AL PARLAMENTO, NO AL FAR WEST Domani 10 Giugno manifestazione #Coalizionearticolo9 in Piazza Montecitorio

Gli ambientalisti italiani chiamano a raccolta l’opinione pubblica affinché le norme contenute nel Decreto Semplificazioni, varato a supporto del PNRR, non provochino una ferita irreparabile al paesaggio e alla biodiversità. Per questo le Associazioni, raggruppate nella Coalizione Articolo 9 creata nei giorni scorsi per richiamare il principio costituzionale che tutela il paesaggio e la biodiversità del Paese, anche sulla spinta del recente messaggio del Presidente della Repubblica, manifesteranno domattina con un presidio in Piazza Montecitorio, dalle 10 alle 13. Le Associazioni hanno già inviato a tutti i parlamentari una lettera per spiegare  il loro costituirsi  in Coalizione (vedi testo allegato a questa nota) e per sottolineare i rischi di una gestione autoritaria del Piano di installazione di pannelli fotovoltaici e impianti eolici di dimensione industriale.

Alle sedici iniziali si sono aggiunte altre formazioni per un totale di ventuno Associazioni, ovviamente favorevoli a misure efficaci per il contrasto al cambiamento climatico, ma che chiedono al Parlamento di stralciare dal Decreto tutte le norme che si riferiscono alla installazione di impianti eolici e fotovoltaici nei territori agricoli, collinari, montani. Per puntare sul loro utilizzo sulle superfici degli edifici, dei capannoni industriali, dei parcheggi, in aree dismesse e comunque non utilizzabili per altri scopi.

Occorre scongiurare una radicale trasformazione dei territori di pregio naturalistico e paesaggistico in una sterminata zona industriale, a danno dell’agricoltura, del turismo. Le Associazioni denunciano il  pensiero unico che spinge per una indiscriminata installazione delle rinnovabili, sostenuto dalle lobby dei facilitatori degli impianti grazie a massicce risorse economiche destinate a condizionare l’opinione pubblica.

Le Associazioni chiedono un vero dibattito pubblico intorno a queste scelte e che la loro voce venga ascoltata a partire dallo spazio di rappresentanza nell’organismo di consultazione previsto dall’ art. 3 del Decreto semplificazioni.

 

SEGUONO LE FIRME

 

Altura, presidente Stefano Allavena

Amici della Terra, presidente Monica Tommasi

Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, presidente Rita Paris

Assotuscania, presidente Donata Pacces

Centro Parchi Internazionale, responsabile Franco Tassi

CNP, presidente Gianluigi Ciamarra

Comitato per la Bellezza, presidente Vittorio Emiliani

Emergenza Cultura, coordinatrice Maria Pia Guermandi

ENPA, presidente Carla Rocchi

Federazione nazionale Pro Natura, presidente Mauro Furlani

Forum Nazionale Salviamo Il Paesaggio, portavoce Cristiana Mancinelli Scotti

Gruppo d’Intervento Giuridico, presidente Stefano Deliperi

Gufi, presidente Giovanni Damiani

Italia Nostra, presidente Ebe Giacometti

Lipu – BirdLife Italia, presidente Aldo Verner

Mountain Wilderness Italia, presidente Franco Tessadri

Movimento Azzurro, presidente Rocco Chiriaco

Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, portavoce Alessandro Mortarino

Respiro Verde Legalberi, portavoce Massimo Livadiotti

Rete della Resistenza sui Crinali, coordinatore Alberto Cuppini

Wilderness Italia, presidente Giorgio Aldo Salvatori

15 ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE VARANO IL “COMITATO ART.9 PER SALVARE IL PAESAGGIO” – IL 10 GIUGNO MANIFESTAZIONE IN PIAZZA MONTECITORIO

Nasce il “Comitato Art.9 per salvare il paesaggio” in nome dell’articolo 9 della Costituzione.

Lo hanno creato quindici associazioni ambientaliste (Altura, Amici della Terra, Assotuscania, CNP, Comitato per la Bellezza, ENPA, Italia Nostra, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Pro Natura, Rete della Resistenza sui Crinali, Salviamo il Paesaggio, Wilderness Italia)  anche sulla spinta del messaggio lanciato all’opinione pubblica nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha sottolineato con chiarezza come “gli insulti al paesaggio e alla natura, il loro abbandono, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità…”.

Queste Associazioni si battono da sempre affinché questo principio venga tutelato, perché la lesione del paesaggio, il consumo indiscriminato di suolo, la violazione delle biodiversità non trovino riscontro nella legislazione, negli atti concreti di governo, negli interventi amministrativi, a livello nazionale e locale.

 

Da questo punto di vista preoccupano non poco le novità contenute nel decreto “Semplificazioni”, varato a supporto del PNRR. Le forze che hanno dato vita al Comitato negli ultimi mesi si sono molto spese per una razionale e intelligente pianificazione delle installazioni di impianti fotovoltaici ed eolici, ad evitare una selvaggia distruzione del paesaggio, puntando sulla individuazione dei criteri e delle modalità idonee a collocarli con il minore danno possibile.

 

Ora il Comitato chiede con forza di avere il suo spazio di rappresentanza nell’organismo di consultazione previsto dall’articolo 3 del decreto Semplificazioni.

 

Nei prossimi giorni il “Comitato Art.9 per salvare il paesaggio” illustrerà le ragioni che hanno portato alla sua costituzione ai Presidenti delle Camere, ai ministri competenti, ai parlamentari, alle forze politiche, ai Presidenti delle Regioni.

 

Dà appuntamento per una prima civile protesta in Piazza Montecitorio nella mattina del prossimo 10 giugno.

 

 

Roma, 3 giugno 2021

Giornata Mondiale dell’Ambiente – 5 Giugno 2021

              MOVIMENTO AZZURRO

                  da Ecologia – Etica – Economia a Planet – People – and Profit

                                  

                    Giornata mondiale dell’ambiente                

     5 giugno 2021

 

 

Era il 1989, quando il mondo voltava pagina rispetto al dominante modello geopolitico succeduto agli accadimenti che avevano caratterizzato il xx secolo ed alle implicazioni che ne erano succedute in termini sociali, economici, ambientali ed antropologiche.

In quello stesso anno, grazie a Gianfranco Merli, unanimemente riconosciuto padre dell’ecologia italiana e precursore in Europa di questo impegno politico, davamo vita ad un movimento ambientalista che proponesse un nuovo approccio alla questione ecologica, rispetto alle posizioni ecologiste dell’ambientalismo tradizionale, per affrontare in modo consapevole e responsabile le questioni che avrebbero interessato l’intero Pianeta alle soglie del terzo millennio.

La consapevolezza del fatto che la questione ambientale sarebbe divenuta nel breve periodo la problematica centrale di ogni politica e per ogni forma di governo, indusse gli ambientalisti cattolici, uniti dalla medesima formazione, a costituirsi nell’associazione Movimento Azzurro al fine di testimoniare l’impegno teso ad affermare un’etica ispirata ai valori della solidarietà, nel rispetto delle comuni risorse ambientali e della giusta aspirazione di progresso e di benessere della società civile e dei popoli tutti.

Il progetto si concretizza nel 1992, lo stesso anno in cui l’Organizzazione delle Nazioni Unite promuove il vertice mondiale di Tokio sullo stato di salute della Terra, il Movimento Azzurro tiene il suo primo Congresso nazionale, approvando all’unanimità il manifesto del Presidente Merli fondato su tre pilastri “ Ecologia – Etica – Economia”.

L’iniziativa fu dirompente nello scenario ambientalista italiano ed in quegli anni gli ambienti politici ed istituzionali, ma anche gli ambienti cattolici, compresero che la portata della questione ambientale aveva già assunto una dimensione planetaria e che la semplice protesta indirizzata verso la conservazione dello status quo in natura, aveva bisogno di una innovativa proposta di sostenibilità che coniugasse l’esigenza di sviluppo, l’economia e la tutela della casa comune del genere umano e della vita biologica, in chiave etica.

 

I frequenti e diffusi fenomeni di inquinamento ambientale ed i cambiamenti climatici poi maggiormente evidenziatisi, anche a causa delle modificazioni degli stili di vita che nel mondo  incalzavano; nonché gli stravolgimenti territoriali preconizzati, ancora di più oggi impongono una riflessione ed un dibattito critico sullo stato dell’ambiente e le problematiche che lo investono, nonché la ricerca di soluzioni tese ad arginare il fenomeno. Tale condizione, in generale, si riflette sul tema delle relazioni e dell’intimo rapporto tra l’uomo e la natura, ponendo l’attenzione sui risvolti morali della cosiddetta “ crisi ecologica”.

 

Tutti gli ultimi appuntamenti internazionali fissati attraverso Conferenze internazionali sui temi ambientali, da Rio de Janeiro in poi, sino alla Conferenza di Parigi sul clima, COP 21, alla quale abbiamo aderito come sottoscrittori dell’iniziativa seguita per l’Italia dal Ministero dell’Ambiente, non hanno sortito i risultati sperati, almeno nella maniera desiderata.

Parigi avrebbe dovuto segnare una tappa decisiva nei negoziati del futuro accordo internazionale per il dopo 2020, con l’adozione dei grandi orientamenti, come deciso a Durban prefiggendo lo scopo che tutti i paesi, fra cui i maggiori emettitori di gas a effetto serra – paesi sviluppati nonché paesi in sviluppo – fossero impegnati da un accordo universale costrittivo sul clima.

Esso avrebbe dovuto trovare un equilibrio tra l’approccio di Kyoto – una divisione matematica degli impegni di riduzione delle emissioni, a partire da un comune limite massimo consentito – e quello di Copenhagen, un insieme di impegni nazionali non costrittivi e senza caratteristiche paragonabili. Purtroppo quasi nessuno degli obiettivi prefissati si è pienamente concretizzato, generando delusione tra gli ambientalisti e mancanza di fiducia tra le popolazioni maggiormente interessate al risanamento ambientale attraverso una riconversione ecologica.

In questo stesso clima che voleva essere di speranza per l’umanità, rimane un faro acceso, quasi premonitore, l’enciclica sull’ambiente di Papa Francesco, Laudato sì…

A lungo l’ambiente è stato considerato come un oggetto privo di valore (morale), da sfruttare a piacimento del genere umano e senza limiti. Sembrava, però, profilarsi un cambiamento del pensiero e della cultura che tendesse ad orientare le scelte scientifiche, tecnologiche e politiche in una prospettiva di sostenibilità. Le implicazioni di carattere etico sollevate dai problemi ambientali e legate alla necessità di non arrestare lo sviluppo tecnologico, bensì di farlo avanzare tenendo conto della persona e della qualità della vita

sono infatti estremamente complesse e coinvolgono aspetti materiali, sociali, scientifici, filosofici, educativi e culturali.

La questione ambientale, d’altronde, non può essere considerata solo in termini tecnico- scientifici o puramente economici, o come problema appartenente solo ad alcuni gruppi sociali: essa al contrario va coinvolgendo la società in tutte le sue articolazioni e si presenta in modo sempre più esteso come una questione culturale ed etica.

Però, in quest’ultimo trentennio, nonostante le manifestazioni di buona volontà espresse dalla Comunità internazionale per trovare soluzioni alle questioni più cogenti sullo scacchiere ambientale, come detto, da Rio de Janeiro nel 1992, non si è trovato ancora un univoco punto di vista su decisioni che perseguano il bene comune, rispetto agli egoismi della minoranza dei Paesi ricchi verso la stragrande maggioranza di quelli poveri, tant’è che la moderna filosofia dell’ambientalismo di professione, il cosiddetto “Green”, non essendo mai di fatto riuscita ad approcciare all’elemento Etico della tre “E” , propone il passaggio ad una nuova “ etica”, sostituendo le tre E di “Ecologia-Etica- Economia , con le tre P , più anglosassoni, di “Planet – People – and Profit”.

Si coglie allora immediatamente che quella dell’ambiente non vuole essere affrontata come una problematica propriamente antropologica e, proprio per questo, una problematica specificamente morale: nell’ambiente non è in gioco semplicemente la natura come tale, ma è in gioco l’uomo stesso, la sua verità e la sua dignità.

In realtà, nel modo in cui l’uomo si rapporta all’ambiente, ci è dato di cogliere quale tipo di “signoria” l’uomo stesso esercita nei confronti delle realtà create e dunque, della sua stessa “casa”.

Da una parte esiste una signoria che viene intesa e vissuta come “dominio assoluto e arbitrario”, dall’altra esiste, e deve esistere, anche una signoria che si qualifica come “responsabilità” vissuta all’insegna della saggezza umana, anzi dell’amore. Sì, perché la propria “casa” merita di essere amata, dove per propria casa si può intendere: la propria città, il proprio paese, il proprio ambiente, quel patrimonio di beni naturali e culturali dei quali oggi viviamo e che saranno gli elementi essenziali della vita dei nostri figli, delle future generazioni.

“La protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima richiede che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente, nel rispetto della legge e promuovendo la solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta”;

“Possiamo dare vita a uno sviluppo umano integrale vantaggioso per tutti i popoli, presenti e futuri, uno sviluppo che si ispiri ai valori della carità nella verità”;

 

“Perché ciò si avveri è essenziale che il modello corrente di sviluppo globale si trasformi mediante una più vasta e condivisa accettazione della responsabilità per il Creato, ciò è necessario non solo per i fattori ambientali, ma anche per lo scandalo della fame e della povertà” nel mondo.

L’esperienza vissuta dai primi ambientalisti cattolici, riuniti in associazione di Protezione Ambientale, riconosciuta dallo Stato italiano ed identificatasi come Movimento Azzurro associazione d’ispirazione cristiana, va esattamente nella direzione della affermazione della centralità dell’uomo rispetto alla risorsa ambientale, ma certamente anche rispetto a tutte le responsabilità che da questa centralità derivano.

D’altronde cos’e l’ambiente se non la somma; la risultante, delle azioni umane sull’habitat naturale.

Monitoraggio della contaminazione ambientale costiera nel litorale settentrionale del Golfo di Catania, tramite l’uso della specie bioindicatrice Mytilus galloprovincialis.

 

 

 

 

Importante studio sulla presenza di metalli nelle acque del litorale orientale siciliano, effettuato attraverso attento monitoraggio della contaminazione ambientale costiera nel litorale settentrionale del Golfo di Catania, compiuto con la collaborazione e l’impiego di mezzi nautici ed infrastrutture del Movimento Azzurro dell’area catanese.

Coordinatrice dello studio la Professoressa Margherita Ferrante, Docente dell’Università di Catania, medico, biologo dirigente Department “G.F. Ingrassia Environmental and Food Hygiene Laboratories,”, University of Catania, Italy ed autorevole componente dell’Accademia scientifica “G.Merli” del Movimento Azzurro nazionale.

 

 

 

Scontrino verde per la transizione ecologica

Il piano straordinario messo in campo dall’Unione Europea per far fronte alla crisi scatenata dalla pandemia globale, e cioè gli interventi per favorire la transizione ecologica, va tradotto in norme ed atti consequenziali che consentano ai singoli Stati l’attuazione di riforme strutturali che adeguino il tessuto produttivo ed amministrativo.
Questo piano, prima ancora che si traduca in una lista della spesa e delle opere da realizzare in tal senso, deve essere coadiuvato da un sistema di norme e di atti che agevolino e consentano una reale transizione delle preferenze e degli stili di vita dei cittadini.
Ricordiamo, per cronaca, che il cosiddetto piano di investimenti NextGenerationEU e in particolare il dispositivo per la ripresa e la resilienza o The Recovery and Resilience Facility, prevede un budget di 672,5 miliardi di euro in prestiti e contributi a fondo perduto per i Paesi membri, da destinare alla trasformazione del tessuto economico e industriale dell’Unione.
Il cosiddetto “recovery plan”, anche se promosso in occasione della crisi scaturita dalla pandemia di coronavirus, si basa su obiettivi che vengono da lontano, sono ben precisi e ricalcano gli Indirizzi di Agenda 2030 e del Green Deal.
I fondi saranno concessi ai paesi membri dell’Unione Europea a condizione che siano destinati al perseguimento di due obiettivi principali di lungo periodo: il raggiungimento della neutralità nelle emissioni di CO2 entro il 2050 e lo sviluppo della digital economy.
Nel dettaglio l’Unione Europea ha individuato linee di intervento volte alla crescita dell’utilizzo di fonti rinnovabili, allo sviluppo di un’economia dell’idrogeno (da fonti rinnovabili), alla transizione verso la mobilità elettrica nel trasporto pubblico e privato, alla riqualificazione edilizia in ottica di miglioramento dell’efficienza energetica. Ma ci sono anche il rimboschimento, protezione della biodiversità, il riciclo, l’agricoltura sostenibile e molto altro ancora.
L’obiettivo evidente è che l’UE vuole cambiare il suo “motore interno” a favore di uno meno inquinante, più silenzioso, più equo e che crei “interferenza zero” con i Sistemi Ecologici.
In campo agricolo, anche tramite gli indirizzi dettati dal Farm to Fork (F2F) è evidente la necessità di operare una transizione agroecologia graduale dei nostri sistemi produttivi. Graduale, ma da velocizzare, perché servono adattamenti culturali ed adattamenti ecologici per supportare una tale conversione.
All’interno di questi indirizzi possono risultare vincenti alcune scelte coraggiose ma determinanti, come quelle fiscali che, seppur porterebbero ad un momentaneo minor gettito di contributi per le casse dello Stato, potrebbero essere appunto supportate, fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio ecologico e contributivo, dai fondi messi a disposizione dall’UE.

Scontrino Verde –
Per attuare la transizione ecologica, ed in campo agricolo quella agroecologica, sono necessarie norme di legge che prevedano agevolazioni verso la trasformazione dei sistemi produttivi e di efficienza energetica ma anche l’applicazione di criteri di “ingegneria fiscale”.
Si tratta delle due rotaie dello stesso binario: da una parte la predisposizioni di norme di legge che agevolino la transizione agroecologica (come il DdL 533 della Regione siciliana), dall’altro incentivi fiscali e sistemi di sgravio che indirizzino la popolazione al consumo di prodotti ottenuti con tecniche rispettose dell’ecosistema e a tutela della biodiversità, come quelli derivanti da agricoltura biologica o condotti con principi agroecologici.
Entrando nello specifico si ritiene opportuno, ed oramai inderogabile, uno strumento di agevolazione fiscale che premi i consumatori di questi prodotti (biologici ed agroecologici) allo stesso modo di come avviene in campo sanitario con l’utilizzo dello scontrino fiscale (scontrino parlante) in cui devono essere specificati, ovviamente, i prodotti che godono di tale agevolazione.
In poche parole sarà necessario che lo scontrino fiscale, ricevuto per l’acquisto dei prodotti biologici ed agroecologici, elenchi l’importo dei singoli prodotti agevolati e che, come avviene per lo scontrino che riceviamo in farmacia o per alcune spese sanitarie e mediche, queste possono essere detratte nella dichiarazione dei redditi.
Insomma uno “Scontrino Verde” che darebbe un grande impulso al consumo di prodotti ottenuti con sistemi rispettosi dell’ambiente e quindi un grande impulso per gli agricoltori a convertirsi verso questi sistemi.
Con il “recovery plan” l’Unione Europea ci chiede di investire almeno il 37% dei fondi alla transizione ecologica e almeno il 20% alla trasformazione digitale. L’emissione dello “Scontrino Verde” sarebbe il mezzo per costruire un sistema virtuoso produttivo fiscale verso una transizione che non è solo nel modo di produrre ma anche negli stili di consumo dei cittadini.
In poche parole uno “Scontrino Verde” che educherà i cittadini ad una reale transizione agroecologica.

Guido Bissanti – C.T.S. Movimento Azzurro

LO SGUARDO DI FRANCESCO Dalla Contemplazione alla Lode – Webinar in diretta da Assissi

LO SGUARDO DI FRANCESCO
Dalla Contemplazione alla Lode – Webinar in diretta da Assissi

 

L’impegno oltre l’utopia e la coscienza fragile

di Dante Fasciolo – Presidente dell’Accademia Tecno-Scientifica del Movimento Azzurro

 

Cari amici qui convenuti, il titolo del nostro incontro indica con semplicità un itinerario che per i cattolici dovrebbe rappresentare un impegno quotidiano. Purtroppo non è così, o, meglio, non sempre è così.

 

Ognuno di noi può volgere lo sguardo indietro – pur nel breve tempo – per accorgersi come l’accelerazione della vita quotidiana abbia cancellato sollecitazioni e richiami.

Non mi riferisco solo alle distrazioni che mortificano il pensiero e lo distolgono da una pur  minima contemplazione di ciò che ci circonda e/o una riflessione di ciò che non ci circonda più e che vorremmo richiamare, in un certo qual modo alla memoria, per riaffermarne l’intrinseco valore.

E neppure mi riferisco alle sempre più numerose assenze alla Messa e ai riti Sacri della Chiesa, con colpevole riduzione del tempo dedito alla Preghiera e alla Lode.

 

Due momenti, che ci allontanano dal solco dell’essere cristiano, e che indeboliscono il senso della nostra vita di relazione rispetto al tessuto dei valori che sviluppano il lavoro, la famiglia, la comunità.

 

Ricordo con una certa nostalgia i pochi giorni che trascorrevo con i miei nonni in campagna:

Il lavoro nei campi fin dalle prime ore del mattino…e il suono del campanile lontano alle 12… la sosta; il segno della croce in sintonia con lo sguardo soddisfattolo verso il lavoro eseguito, verso il volo di uccelli in cerca di bacche e l’affanno di “fido” nel rincorrerli, e verso il frugale meritato pasto all’ombra della vicina quercia. Poi, svelti passi al ritorno a casa in gara con la velocità del calar del sole; le donne, velocemente riassettate, in chiesa per i vespri, il rosario, o per una semplice preghiera e l’immancabile piccola candela per ricordare i morti…

 

Cosa è rimasto di ciò a poca distanza di tempo? La comunione col proprio lavoro è rarefatta,

lo scorrere delle ore è vissuto come tortura, in città non svettano campanili e il suono di  rare campane è fievole e timoroso. Molte porte delle chiese sono chiuse….e chiuse le porte sui pianerottoli degli anonimi condomini.

 

Non c’è dubbio, la possibilità di dare spazio alla vita vera è drasticamente ridotto e mortificato. E’ così nel nostro mondo occidentale cosiddetto sviluppato… in realtà solo un po’ più capace di accumulare beni materiali,  consapevolmente o inconsapevolmente il più delle volte in spregio delle più elementari regole di vita; per contro, così capace e scaltro nell’imporre nuovi devastanti modelli sociali ed economici ai paesi a Sud del mondo.

 

Sono imputabili a questi nostri modelli sociali ed economici i guasti di un mondo giunto al limite del collasso ambientale… e contraddittorio, a volte ingannevole, è il turbinio di parole di allarme, riprovazione, o di impegno, che si levano in primo luogo dagli ambienti responsabili del disastro che si dipana nel labirinto dell’arrivismo, dell’affermazione sull’altro, e nega l’uscita verso la possibile libertà, verso la verità.

 

Inutile fare qui l’elenco delle sofferenze fisiche del pianeta: lo sfruttamento degli uomini e la fame, la negazione della salute e dell’istruzione, da un lato; la rapina delle risorse, la corruzione, il profitto, l’ingiustizia, la guerra,  dall’altro lato.

La bilancia non sopporta più questo assurdo squilibrio. E la pazienza delle persone non dura all’infinito. Uomini di Governo e della Finanza, Capi di Stato e Istituzioni Internazionali assumano le loro responsabilità, ora. Diano una risposta ai problemi a cominciare dall’inderogabile azione concreta per frenare il riscaldamento del Pianeta di cui l’organizzazione di questo incontro si fa autorevole portavoce. Occuparsi del “Cambiamento del Clima” non significa solo salvaguardare lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari e la difesa delle coste marine… significa ridare equilibrio al pianeta, non stravolgere la vita vegetale e animale, non obbligare il moltiplicarsi degli esodi di milioni di persone in cerca di pace e di una vita migliore.

Significa, in ultima analisi, ridare vita alla vita.

 

In questo senso, l’incontro di oggi vuole accompagnare il nuovo necessario cammino sulla scorta di chi otto secoli or sono si spogliò di ogni avere,  indossò un ruvido saio e affrontò il suo futuro con una nuova regola di vita. Le prime pagine del suo abbecedario si aprirono alla contemplazione della natura nei suoi molteplici aspetti e sulla bellezza dell’ambiente circostante. Volgendo lo sguardo all’alto,  non mancò di rimirare il sole, la luna e tutte le stelle. Affratellò la luce, e il creato nella sua totalità, riconoscendo il divino nella Creazione.

Suggellò, con le sue contemplazioni e la  sue preghiere, l’Alleanza tra l’Uomo, il Pianeta e l’Universo… e quelle stesse pagine mutarono in un eterno “Laudato si’”.

 

Ancora oggi, una voce si inserisce sulla scia di Francesco d’Assisi,  quella di Papa Francesco.
In questo tempo di difficile interpretazione,  in contiguità e in continuazione, con il  “Laudato si”, Egli macera nell’animo i dolori del mondo ed eleva costante preghiera perchè il mondo stesso sappia raccontare il proprio dolore e la propria conversione, affrontando senza paura il futuro dell’umanità.  Nuovi pensieri e nuove costruzioni sociali,  economiche, etiche  e soprattutto spirituali capaci di esempi di coraggio. E qui voglio ricordare fugacemente il recente viaggio di Francesco, il primo di un Papa di Roma, nella martoriata terra di Abramo  per sollecitare gli uomini a liberarsi del dolore che produce paura, e farsene  testimone.
Poche parole:  ecologia integrale,  sostenibilità,  giustizia sociale,  promozione del bene comune.

E’ in questo spazio che ciascuno di noi deve porre pensiero e azione:  Uscita verso la libertà, verso la verità…  il saio sdrucito e rattoppato di Francesco, specchio impietoso delle nostre fragili coscienze che annaspano nel pozzo dell’ignavia, sia vessillo di battaglia, ci guidi nell’impegno oltre l’utopia…senza saltarla,  piuttosto attraversarla…

Nell’ ”Ambiente Divino” – Saggio di Vita interiore – Teilhard de Chardin tratteggia il cristiano dei tempi nuovi, il cui impegno è di costruire il Mondo in Cristo.  In  questa prospettiva, il lavoro, la scienza, la tecnica, l’arte, la cultura, la spiritualità prendono il loro posto in una concezione cristiana della vita.
Nuovi Cieli  e Terra Nuova… Terra e Cielo insieme.

TRACCE DI PLASTICA NELLA PLACENTA. L’ULTIMA SCOPERTA SULLE CONSEGUENZE DELL’INQUINAMENTO AMBIENTALE.

TRACCE DI PLASTICA NELLA PLACENTA. L’ULTIMA SCOPERTA SULLE CONSEGUENZE DELL’INQUINAMENTO AMBIENTALE

L’Eurispes.It ha intervistato il Dottor Antonio Ragusa, Direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma, recentemente alla ribalta di quotidiani nazionali ed esteri per aver realizzato una ricerca che ha scoperto tracce di plastica nella placenta delle donne in gravidanza.

La ricerca dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, in collaborazione con il Politecnico delle Marche, è stata pubblicata a gennaio 2021 su Environment International, ma già dall’anteprima si era capito il potenziale comunicativo e l’interesse che avrebbe suscitato.

Infatti, durante la ricerca sono stati isolati e visualizzati 12 particelle di microplastiche colorate in quattro placente umane su sei analizzate complessivamente. Cinque microplastiche sono state trovate nel lato fetale delle placente, quattro nel lato materno e tre nelle membrane amniocoriali, indicando che le microplastiche, una volta all’interno del corpo materno, possono raggiungere i tessuti placentari a tutti i livelli. Si è scoperto quindi che i bambini già nel feto potrebbero nascere “inquinati”, ovvero composti anche da materiale inorganico (inesistente fino a 60-70 anni fa) che il sistema immunitario potrebbe riconoscere come proprio, e questa è una ipotesi inquietante per tutta una serie di conseguenze che dovranno essere studiate. Perché la prima vera domanda che nasce un minuto dopo la scoperta della presenza della plastica nella placenta, è cosa comporterà per lo sviluppo del feto e del bambino.

Attualmente non ci sono evidenze certe a tal riguardo. I ricercatori non hanno potuto determinare neppure se le microplastiche dalla placenta siano entrate nei bambini che poi sono nati. Ci sono studi pregressi che hanno messo in evidenza una interferenza nella risposta immunitaria, come pure correlazioni tra l’aumento diffuso delle microplastiche e l’incidenza di alcune malattie, come ad esempio l’endometriosi, una malattia ginecologica, o l’obesità, dove studi hanno dimostrato come il contatto con determinate materie plastiche alteri il metabolismo delle cellule dell’adipe. Ma bisognerà dimostrare una effettiva relazione causa effetto. Nei casi esaminati, i bambini sono nati sani, nati da parti normali. Non bisogna allarmarsi, ma si possono avere comportamenti preventivi per abbassare di molto la quantità di particelle assimilate dal nostro organismo. Ad esempio, in particolare durante la gravidanza, è importante limitare l’assunzione di acqua in bottiglie di plastica, l’utilizzo di contenitori di plastica e pellicole, evitare di mangiare pesci di grandi dimensioni (che più assorbono inquinanti nel mare) e frutti di mare, dei quali non viene eliminato lo stomaco, come nei pesci. Sappiamo che una bustina di tè può rilasciare in una singola tazza 11,6 miliardi di pezzi di microplastica e 3,1 miliardi di nanoplastiche. Meglio acquistarlo sfuso.

Tornando ai nostri bambini, secondo alcuni studi, i biberon in plastica rilasciano fino a 16 milioni di particelle per ogni litro di fluido e più alta è la temperatura, maggiore è il numero di particelle rilasciate che possono arrivare a 55 milioni per litro a temperature elevate. In pratica questo significa che anche dopo la nascita i bambini fino a 12 mesi alimentati con biberon di plastica (in genere composto da polipropilene) possono essere esposti a milioni di particelle microplastiche al giorno, così come contenitori, involucri e giocattoli per l’infanzia composti da PVC e altri tipi di plastica.

Tutto ciò pone un problema importante per i bambini che stanno ancora crescendo e sviluppandosi, ma è anche un problema di tutti. Attualmente, nel mondo si producono 396 milioni di tonnellate di plastica l’anno, 53 kg per abitante della terra. Solo il 20% è stato incenerito o riciclato. Ognuno di noi ingerisce, in media, cinque grammi di plastica a settimana, l’equivalente di una carta di credito, e non abbiamo certezza sulle conseguenze.

L’inquinamento universale da plastica costituisce una questione centrale nell’impegno ecologista del Movimento Azzurro, il quale se n’è occupato attraverso il proprio comitato tecnico- scientifico in occasione dei lavori di preparazione del Premio per l’Ambiente “G. Merli” , poi tenutosi a Roma nel dicembre 2019 presso la sala “Parlamentino Cavour” del Ministero Politiche agricole alimentari e forestali. In quella sede, il il Premio “Giancarlo Merli” è stato assegnato alla Professoressa Margherita Ferrante per l’intensa attività svolta in lunghi anni di lavoro sulle tematiche ambientali particolarmente legate alla salute con specifico impegno di Direttore presso l’Università di Catania del laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti, organismo che opera nella ricerca tecno/scientifica a livello internazionale.

La Professoressa Ferrante, elemento di punta del Comitato Scientifico del Movimento Azzurro, è Direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale per l’Implementazione dei sistemi di Acquacoltura e Biorisanamento e in qualità di Membro della Task-Force Ambiente e Salute del Ministero della Salute ha offerto alla comunità scientifica una vasta documentazione attraverso seminari, convegni e pubblicazioni di numerosi studi e ricerche. In particolare ha coordinato l’attività scientifica sulla ricerca di nano e microplastiche nelle acque e negli alimenti, brevettando il primo metodo al mondo che consente di quantificare il numero di nano e microplastiche e realizzando un importante studio con la prima stima dell’introduzione di microplastiche con la dieta, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale e pubblicato da importanti riviste del settore, tra le quali Water Research Journal.

Secondo la ricerca dell’Istituto israeliano Weizmann per le Scienze, poi pubblicata su Nature, nel 2020 c’è stato il sorpasso dei manufatti artificiali su quello degli esseri viventi, la cosiddetta biomassa: 1.100 miliardi di tonnellate contro 1.000 miliardi. La plastica, con i suoi 8 miliardi di tonnellate, è il doppio degli animali. Il nostro Mediterraneo, secondo una ricerca del WWF, è tra i più inquinati. Sebbene contenga solo l’1% delle acque del globo, ospita il 7% della plastica marina, e nei suoi fondali sono stati rilevati livelli elevatissimi di microplastiche: fino a 1,9 milioni di frammenti su una superficie di un solo metro quadrato.

Ma un’inversione di rotta è possibile.

Nel 2020 il Governo italiano ha approvato definitivamente quattro decreti legislativi di recepimento di altrettante direttive europee: si tratta del cosiddetto “Pacchetto normativo sull’economia circolare” che ha ottenuto il via libera dell’Ue nel 2018. È una grande occasione per un cambio di visione: la plastica può non essere un problema irrisolvibile se inserita in processi di economia circolare e di riciclo. In tal senso l’Ue si sta muovendo per imporre una tassa sugli imballaggi in plastica non riciclata. L’Europa potrebbe incoraggiare così nuove strutture circolari a rifiuti zero con incentivi fiscali, ma anche con regolamenti chiari e politiche di approvvigionamento che supportino le imprese a rifiuti zero.