Transizione energetica-Le Associazioni per l’ambiente chiedono un tavolo di concertazione nazionale per pianificare gli impianti

Con una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e ai Ministri Sergio Costa, Ambiente; Dario Franceschini, Cultura; e Stefano Patuanelli, Economia, Sviluppo Economico, un nutrito gruppo di Associazioni Ambientaliste hanno chiesto che gli obbiettivi che il Green Deal europeo si prefigge – combattere il riscaldamento globale di origine antropica, conservare la biodiversità, usare saggiamente le risorse naturali e il territorio – siano attuati coinvolgendo tutti gli stakeholders, anche le associazioni ambientaliste, definendo una cornice entro cui realizzare la transizione energetica e ambientale in modo equo e realmente sostenibile.

Transizione energeticaTransizione energetica

Le energie rinnovabili sono considerate dal Green Deal europe come strumento di primo piano per affrontare la questione climatica e dare dunque risposta ad una parte degli obiettivi del programma. Nondimeno, le politiche ampiamente deregolamentate poste in essere in questi anni hanno determinato un forte impatto negativo sul territorio nazionale, in termini di consumo di suolo agricolo, gravissimi danni paesaggistici, incidenza sugli habitat naturali e la biodiversità, con il coinvolgimento di ampie aree del nostro Paese, il cui paesaggio è valore costituzionalmente protetto e le cui ricchezze naturali sono annoverate tra le più importanti in assoluto.

Transizione energeticaTransizione energetica

Alle ingenti risorse a disposizione del Green Deal si aggiungerà presto l’ulteriore sostegno finanziario del Next Generation EU per gli investimenti nel settore della green economy. Ora, il combinato disposto di queste due misure, se lasciato senza governo e slegato da rigorose limitazioni, rischia di rispondere al problema climatico ed energetico penalizzando gravemente i preziosi valori del paesaggio e della natura, cui corrispondono interessi vitali anche per il turismo nazionale e l’economia delle aree interne.

Transizione energeticaTransizione energetica

Non è la strada giusta. Non è la strada che l’Italia deve percorrere. L’urgenza del momento, la grandezza delle sfide che ci attendono chiamano tutti noi, governi e associazioni, politica e società civile, scienza ed imprese, ad una più piena assunzione di responsabilità e a un necessario salto di livello nella gestione della materia.

Transizione energeticaTransizione energetica

Per tutte queste ragioni, le associazioni chiedono di istituire un tavolo tecnico di concertazione nazionale, per mezzo delle amministrazioni e degli uffici tecnici di competenza, che finalmente definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile secondo standard di piena sostenibilità.

Green Deal europeo, per il passaggio all’energia pulita, si proceda in accordo con gli ambientalisti

Le energie rinnovabili sono considerate dal Green Deal europeo uno strumento di primo piano per affrontare la questione climatica e raggiungere una parte degli obiettivi programmati, però bisogna tenere conto nella transazione anche delle politiche ambientali

Green Deal europeo, per il passaggio all'energia pulita, si proceda in accordo con gli ambientalisti

(AGR) Le associazioni ambientaliste hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e ai Ministri Sergio Costa (MATTM), Dario Franceschini (MiBACT) e Stefano Patuanelli (MISE) chiedendo che gli obbiettivi che il Green Deal europeo si prefigge – combattere il riscaldamento globale di origine antropica, conservare la biodiversità, usare saggiamente le risorse naturali e il territorio – siano attuati coinvolgendo tutti gli stakeholders, anche le associazioni ambientaliste, definendo una cornice entro cui realizzare la transizione energetica e ambientale in modo equo e realmente sostenibile.

“Le energie rinnovabili – si legge sulla nota inviata – sono considerate dal Green Deal europeo come strumento di primo piano per affrontare la questione climatica e dare dunque risposta ad una parte degli obiettivi del programma. Nondimeno, le politiche ampiamente deregolamentate poste in essere in questi anni hanno determinato un forte impatto negativo sul territorio nazionale, in termini di consumo di suolo agricolo, gravissimi danni paesaggistici, incidenza sugli habitat naturali e la biodiversità, con il coinvolgimento di ampie aree del nostro Paese, il cui paesaggio è valore costituzionalmente protetto e le cui ricchezze naturali sono annoverate tra le più importanti in assoluto.

Alle ingenti risorse a disposizione del Green Deal si aggiungerà presto l’ulteriore sostegno finanziario del Next Generation EU per gli investimenti nel settore della green economy. Ora, il combinato disposto di queste due misure, se lasciato senza governo e slegato da rigorose limitazioni, rischia di rispondere al problema climatico ed energetico penalizzando gravemente i preziosi valori del paesaggio e della natura, cui corrispondono interessi vitali anche per il turismo nazionale e l’economia delle aree interne.

Non è la strada giusta. Non è la strada che l’Italia deve percorrere. L’urgenza del momento, la grandezza delle sfide che ci attendono chiamano tutti noi, governi e associazioni, politica e società civile, scienza ed imprese, ad una più piena assunzione di responsabilità e a un necessario salto di livello nella gestione della materia.

Per tutte queste ragioni, le associazioni chiedono di istituire un tavolo tecnico di concertazione nazionale, per mezzo delle amministrazioni e degli uffici tecnici di competenza, che finalmente definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile secondo standard di piena sostenibilità”.

Stefano Allavena, ALTURA

Monica Tommasi, AMICI DELLA TERRA

Maria Rita Fiasco, ASSOTUSCANIA

Gianluigi Ciamarra, CNP

Vittorio Emiliani, COMITATO PER LA BELLEZZA

Carla Rocchi, ENPA

Ebe Giacometti, ITALIA NOSTRA

Aldo Verner, LIPU

Rosalba Giugni, MAREVIVO

Franco Tessadri, MOUNTAIN WILDERNESS

Rocco Chiriaco, MOVIMENTO AZZURRO

Mauro Furlani, PRO NATURA

Giorgio Aldo Salvatori, WILDERNESS ITALIA

8 luglio – Giornata Internazionale del Mediterraneo

Troppo spesso si parla e si legge che l’Italia è un ponte sul Mediterraneo, per sottointendere l’importante posizione geografica strategica di cui godiamo…e, aggiungiamo, di responsabilità. E troppo spesso, invece, si usa questo assioma per identificare, pro o contro, la nostra posizione in riferimento alla tragedia del nostro tempo: il fenomeno delle migrazioni, ahimè da troppo tempo irrisolte e sottovalutate.

Il Mediterraneo ha visto le prime rudimentali barche fenicie alla ricerca di terre nuove, popoli e commerci: ha visto lo sviluppo di civiltà, di nuovi alfabeti, l’espandersi dell’agricoltura e delle coltivazioni arboree, dei modi di comunicare, ha incrociato cultura e religioni…ahimè anche di feroci conquiste e guerre che hanno messo a dura prova la convivenza di intere generazioni di uomini.

Ora che il discernimento ha ricomposto pacificamente i paesi del vecchio continente, una nuova prospettiva sembra aprirsi per l’intero arco delle nazioni rivierasche o di influenza, anche se regimi autoritari contrastino ancora lo sviluppo democratico di alcuni importanti paesi entrati nel gioco delle influenze extra-mediterranee.

Cosicchè il “Mare Nostro” sempre più prende. e irrimediabilmente, la piega del “Mare Loro”, ovvero non solo delle potenze che allungano i loro artigli sull’economia, quanto dei modi spicci di agire, prendere, soffocare, contrastare, comprare le tendenze politiche, democratiche, sociali , rendendo il cammino dello sviluppo tout court un’infinita stressante gincana giuridico-legislativa infruttuosa.

In questo quadro si possono immaginare le insoddisfacenti azioni ambientaliste, che in particolare interessano il nostro Movimento a cominciare dalla condizione delle acque e dell’ambiente in genere, alle azioni per il clima, alla necessità del potenziamento della ricerca scientifica e sociale, fino ai trasporti, ai consumi, alle riconversioni energetiche, allo sviluppo imprenditoriale…Essere preoccupati è forse nascondere il forte disagio che si prova man mano che si approfondiscono le questioni.

Esiste da oltre 15 anni un organismo di cui poco si parla: L’Unione per il Mediterraneo, che ha nella sua carta costituzionale il precipuo interesse anche per le questioni accennate.
Forse è il tempo buono, questo, senza tergiversare, per promuovere una più incisiva azione in favore di un autentico sviluppo materiale e, morale, spirituale per un’ Europa da oggi in poi.
E’ l’auspicio del nostro Movimento,al quale siamo certo potranno sicuramente convenire tutte le altre organizzazioni ambientaliste, sociali e civili che operano per il benessere dell’uomo.

Sicilia Iblea – Muri a secco

Il Comitato per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, riunito dal 26 novembre al 1 dicembre 2018 a Port Louis, nelle isole Mauritius ha iscritto L’”Arte dei muretti a secco” nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.
L’iscrizione è comune a otto paesi europei – Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

Sicilia Iblea

Muri a secco

Per il nostro paese si tratta del nono riconoscimento, il terzo transnazionale

(dopo la Dieta Mediterranea e la Falconeria).

Muri a seccoMuri a secco

L’Unesco evidenzia che « l’arte dei muretti a secco » consiste nel costruire sistemando le pietre una sopra l’altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta. Queste conoscenze pratiche vengono conservate e tramandate nelle comunità rurali, in cui hanno radici profonde, e tra i professionisti del settore edile. Le strutture con muri a secco vengono usate come rifugi, per l’agricoltura o l’allevamento di bestiame, e testimoniano i metodi usati, dalla preistoria ai nostri giorni, per organizzare la vita e gli spazi lavorativi ottimizzando le risorse locali umane e naturali. Queste costruzioni dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e la natura e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale per prevenire le frane, le inondazioni e le valanghe, ma anche per combattere l’erosione del suolo e la desertificazione.

Muri a seccoMuri a secco

Particolare cura dei muri a secco si può riscontrare in Sicilia, in specie da sempre nella zona iblea, come bene ricorda Francesco Riccotti con la nota che segue:
“Ritengo che due, fra le altre, siano le testimonianze concrete ed obiettive, nel carattere delle popolazioni iblee. Entrambe solide, imperiture, di cui ogni generazione ne ha avuto cura, migliorandone le condizioni e consegnandole alle successive.
Senza ombra di pessimismo anzi di fiducia nella vita, opere di altruismo nei secula seculorum.
Radici profonde ma con la consapevolezza di rimanere proiettati nel futuro: Il muro a secco ed il carrubbo.
Il muro a secco costituisce il frutto intelligente di un lavoro incessante che perdura da secoli opera di miglioramento fondiario attraverso lo spietramento per la realizzazione di divisori, di opere paraterra per la creazione di terrazze e tanto altro ancora.

Muri a seccoMuri a secco

Va notato che il muro a secco – opera assolutamente ecologica – è sempre comune anche se posto tra fondi di proprietari diversi. La pietra posta di traverso, è arrotondata da entrambi i lati.
Secondo il codice civile, infatti, lo spiovente indica la proprietà del muro.
Attuale quindi la sua specifica conformazione.
Si presenta assolutamente duttile e versatile basta considerare che possono essere aperti varchi provvisori e richiusi senza compromettere la funzionalità della struttura una volta cessata la necessità.

Muri a seccoMuri a secco

Le “chiuse” ed i “ vignali” non venivano, anche per necessità successorie mai suddivisi per evitare di dovere realizzare altro muro a secco.
Per questo alle chiuse ad vignali venivano dati nomi come si fa con le persone e comunque individuati in modo preciso e definitivo nel tempo…
Il muro a secco presenta due “ facce”, ovvero una struttura bifronte il cui interno “cassa” viene riempito di pietre minute che costituiscono un filtro disperdente in grado di rallentare, ripulire, senza bloccare, lo scorrere delle acque.
Questo è ciò che il muro a secco rappresenta per gli iblei nella sua convivenza col carrubo.
Allegata la poesia – in originale siculo e traduzione in italiano – che Meno Assenza ha dedicato ai “muri a secco”.

Muri a seccoMuri a secco

Mura a-ssiccu – ( La lirica ha avuto assegnato il “Premio Vann’anto’ 1981” )

Mura a-ssiccu, ‘ndaviddati ……………………..Muri a secco rinserrati
ccu pitruddi aricugghiuti………………………….con pietruzze raccattate
nnè vignata e puoi ‘ncugnati,…………………..nei campi e poi incuneate
nnè pintusa, nna li casci;…………………………tra fessure e sassi;
mura nichi, mura vasci,……………………………muri piccoli, muri bassi,
ppi’ siddacchi, ppì cusciati,………………………per sostegno, per fiancate,
muri fatti a ‘na traversa,…………………………..muri fatti a una traversa
ca scinniti, c’accianati,…………………………….che scendete,che salite,
ritti ritti, a cudduredda……………………………..dritti dritti o acciambellati
ppi’ li costi e bbi pirditi…………………………….per le coste e vi perdete…
Unni iti! Unni iti………………………………………..Dove andate? dove andate
comu tanti scusunedda,…………………………..come tanti serpentelli,
mura a-ssiccu ca parrati…………………………..muri a secco che parlate
sulu a cu’ bbi sa capiri………………………………solo a chi vi fa capire
e la terra arraccamati……………………………….e la terra ricamate
ccu disigna a nun finiri?……………………………con disegni a non finire?
Ah putissi ‘gn’juornu aviri……………………….Ah, potessi un giorno avere,
vurricatu nta ‘n’agnuni,…………………………..sepolto in un angolino,
ppi commuogghiu ‘n mura a-ssiccu ……….costruito a giro a giro.
Nna lu mienzu cci spuntassi…………………….L’erba vi crescerebbe in mezzo
rogni tantu l’invicedda,…………………………….smorzando la calura
e all’ussidda ‘n cci mancassi……………………e alle ossa non mancherebbe
mai rè petri a friscuredda!……………………….mai delle pietre la frescura.

Muri a secco

8 Giugno Giornata Internazionale degli Oceani

In occasione della Giornata Europea del Mare e della Giornata Internazionale degli Oceani

Oceano-Mare

Intervista al dott. Cosimo Solidoro, direttore del Dipartimento di
Oceanografia dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica

Manuela Petrini per In Terris

Quest’anno la Giornata Internazionale degli Oceani promulgata dalle Nazioni Unite sarà celebrata l’8 giugno, e segue a ruota la Giornata Europea del Mare celebrata il 20 maggio scorso a cura del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima (Global Catholic Climate Movement – Gccm) nell’ambito della Settimana Laudato Sì, che tanto interesse ha suscitato nel dibattito sulle sorti ambientali del pianeta terra.

Oceano-mare

Sono momenti importanti e la celebrazioni rappresentano un modo concreto per riflettere sul tema e approfondire l’impegno per la salvaguardia del Creato e la promozione di un’ecologia integrale. E’ stato lo stesso Papa Francesco ad annunciare l’evento, lo scorso 3 marzo, invitando tramite un video messaggio alla più ampia partecipazione. “Che tipo di mondo vogliamo lasciare a quelli che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? – domandava il Pontefice – Rinnovo il mio appello urgente a rispondere alla crisi ecologica, il grido della terra e il grido dei poveri non possono più aspettare”.

Inquinamento e sfruttamento stanno mettendo a dura prova il nostro pianeta, non solo le terre sfruttate e disboscate, ma anche gli oceani e i mari, sempre più inquinati e pieni di spazzatura e plastica che mettono a rischio la vita sotto la superficie. Ma quali sono le condizioni di salute dei nostri mari? Il nostro Stato sta facendo abbastanza per tutelarli e promuovere uno sviluppo sostenibile.
A tale proposito, Manuela Petrini ha posto alcune domande a Cosimo Solidoro, direttore del Dipartimento di Oceanografia dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica.

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D – Direttore, qual è la salute dei nostri mari?
R – “Questa non è una domanda alla quale è proprio facile rispondere. Il concetto di salute dei mari non è sempre definibile. Complessivamente direi buona perché, per quel che noi sappiamo non ci sono casi esagerati di inquinamento da parte di sostanze tossiche o cose di questo tipo. D’altra parte l’inquinamento, che è la prima cosa a cui si pensa, non è l’unica sorgente di pericolo per i mari, ce ne sono molte altre. Ad esempio, le plastiche sono un grande problema. Poi ci sono i cambiamenti climatici, fenomeno causato dall’uomo, che per quanto riguardano i mari, si traducono in un innalzamento della temperatura e non solo, come l’acidificazione marina. Il riscaldamento dei mari avviene perché aumentano i gas serra. L’aumento della Co2 si scioglie anche nell’acqua e diventa acido carbonatico e cambia l’acidificazione gassata. Questo è un fenomeno meno noto, ma molto rilevante, esiste tutta una serie di animali e piante che fanno fatica a sopravvivere, non siamo in una situazione disperata, ma questa è una sorgente di stress per questi organismi. Altro problema sono gli inquinanti in generale: una volta avevamo soltanto i metalli pesanti, oggi ci sono quelli che vengono chiamati Pop (Persistent organic pollutants), gli inquinanti persistenti perché restano in acqua prima di essere disciolti, per moltissimo tempo. Il mare connette tutto con tutti, quindi una cosa che resta in sospensione, viene portata dappertutto dalle correnti oceanografiche. Per questo è necessario mettere in moto meccanismi transnazionali per la gestione, la comprensione e il monitoraggio del mare. Il mare non ha confine, o meglio, ha quelli politici, inventati dall’uomo. Altri rischi sono la sovra-pesca: stiamo pescando con un tasso di prelievo che è più forte della capacità del mare di sostenere, questo sta portando alcune specie al collasso. Grande attenzione deve essere fatta anche per quel che riguarda lo sfruttamento di tutte le risorse marine. Il mare è di tutti e di nessuno, ognuno è padrone del pezzetto davanti alle sue coste, ma ci sono porzioni di oceano che non sono di nessuno: in queste zone si scatena una sorta di competizione degli Stati per accaparrarsi le risorse prima che lo facciano gli altri. Attualmente ci sono grandi studi di compagnie private per sfruttare i giacimenti che sono sul fondo dell’oceano, in ambienti delicatissimi che neanche conosciamo. L’uomo è diventato un po’ presuntuoso, pensa di poter fare quello che vuole, che la tecnologia risolve tutto, ma non è così, siamo sempre soggetti alle leggi della natura”.

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D – Cosa si sta facendo a livello mondiale per preservare gli oceani?
R – “Le Nazioni Unite dedicano la decade che entra, ogni 10 anni, a un nuovo argomento. Il 2021-2030 sarà dedicata agli oceani. La chiamano Oceans Science, per lo sviluppo sostenibile. E’ una scelta che ci piace molto che ci ricorda che abbiamo ancora tanto da capire, poi si potrà pensare a uno sviluppo sostenibile rispettoso delle leggi della natura”.

D – Quest’anno la Giornata europea del mare cade all’interno della “Settimana della laudato si’”, in onore del quinto anniversario dalla pubblicazione dell’enciclica di Papa Francesco…
R – “Ho avuto modo di leggere l’enciclica quando è uscita, l’ho trovata di grande completezza, visione e mondanità. Io e i miei colleghi siamo stati molto contenti che ci fosse un documento posto all’attenzione della comunità da una persona così autorevole e penso che abbia centrato molti punti importanti che anche la comunità scientifica sottolinea da sempre. Quanto questa enciclica abbia contribuito a questo cambio di passo non posso quantificarlo, ma sono contento che l’abbia fatto nel modo più ampio possibile”.

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D – A causa del lockdown imposto per limitare la diffusione del diffondersi del contagio da coronavirus, abbiamo visto come la natura si sia riappropriata dei suoi spazi: i delfini sono tornati nei porti di Ancona e Cagliari, animali vagavano per le vie delle città, nelle acque dei canali di Venezia, mai così limpidi, siamo riusciti ad osservare una medusa nuotare. L’ambiente aveva bisogno di “disintossicarsi” dalla presenza dell’uomo?
R – “Siamo rimasti un po’ tutti stupiti, non tanto il fatto che la natura si sia riappropriata di spazi che solitamente non vediamo, ma la velocità con cui lo ha fatto. Siamo così invadenti da bloccare tutto che basta qualche settimana in cui ci ritiriamo che la natura torna a farsi visibili. La nostra è una presenza molto ingombrante. Non vorrei che passasse il messaggio, forse poco corretto, che se l’uomo si fa da parte la natura ritorna a un equilibrio ‘perfetto’. Quello che sicuramente succederebbe, è che la natura troverebbe un altro equilibrio, il sistema cambierebbe, ma per andare dove non è che sia proprio chiaro. La natura sopravvive, si riorganizza e può anche fare a meno di noi, siamo noi che dobbiamo adattarci”.

5 Giugno 2020 Giornata Mondiale dell’Ambiente

Giornata mondiale dell’Ambiente, si celebra la biodiversità

 

Si celebra la Giornata Mondiale per l’Ambiente dedicata quest’anno alla biodiversità, con lo slogan “E’ il momento per la Natura”. La biodiversità, spiega l’Onu che proclamato nel 1972 questa giornata con l’istituzione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, “è la base che sostiene tutta la vita sulla terra e sott’acqua” e riguarda “ogni aspetto della salute umana, fornendo aria e acqua pulite, cibi nutrienti, conoscenze scientifiche e fonti di medicina, resistenza naturale alle malattie e mitigazione dei cambiamenti climatici. La modifica o la rimozione di un elemento di questa rete influisce sull’intero sistema di vita e può produrre conseguenze negative”.

La scienza ha messo in guardia sul drammatico declino della biodiversità del pianeta: circa un milione di specie animali e vegetali (su un totale stimato di circa 8,7 milioni) sono minacciate di sparire tanto da ritenere che siamo di fronte alla sesta grande estinzione massa.

L’ emergere di Covid-19 ha sottolineato il fatto che “quando distruggiamo la biodiversità, distruggiamo il sistema che supporta la vita umana – ricordano le Nazioni Unite – Oggi si stima che, a livello globale, circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti si verificano ogni anno a causa di malattie causate da coronavirus; e circa il 75% di tutte le malattie infettive emergenti nell’uomo sono zoonotiche, cioè trasmesse alle persone dagli animali”. La natura, avverte l’Onu, “ci sta inviando un messaggio”.

“La sicurezza alimentare, il benessere e la prosperità delle comunità umana è messa in pericolo se non si intraprendono azioni per invertire la crisi della biodiversità”, ricorda l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il braccio scientifico del ministero dell’Ambiente).Negli ultimi 150 anni, la copertura della barriera corallina viva è stata ridotta della metà, entro i prossimi 10 anni una specie su quattro conosciuta potrebbe essere stata spazzata via dal pianeta e ci vorrebbero 1,6 terre per soddisfare le richieste che gli umani fanno alla natura ogni anno, ricorda ancora l’Onu.

 

Il Movimento Azzurro nel quinto anniversario della Laudato sì

 Il Papa: un anno speciale dedicato alla Laudato sì 

“Centesimus Annus”  Giovanni Paolo II –  “Caritas in Veritate” Benedetto XVI – “Laudato Sì”  Papa Francesco.

Attraverso questo percorso ed in perfetta evoluzione sinergica, nel 2015, giunge a noi l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” vera rivoluzione culturale e mediatica attraverso la quale il Santo Padre, oltre che indicare ai cattolici la via e i “doveri” per la salvezza del mondo e della umanità, indica qual è la categoria di genere umano che in primo luogo porta la responsabilità di agire per la salvezza del creato e per realizzare le condizioni di una possibile convivenza di tutto il genere umano nella casa comune che è la terra, la quale allo stato attuale si presenta sempre più squilibrata per concentrazioni di 10 presenze nell’ambito dei territori continentali e per l’uso e distribuzione delle risorse comuni. Tutto questo ancor più da quando nella cultura ambientale si è maggiormente affermato un certo ambientalismo, che si è concretizzato in politica di governo per il consolidamento del potere nei Paesi cosiddetti forti. Nel lungo documento Francesco martella incessantemente la politica, già di per sé ammaccata, esangue e sul punto di estinguersi, per rimanere in tema. Cosa che peraltro non desterebbe rimpianto, se non fosse che insieme scomparirebbero libertà e giustizia, collegate organicamente a essa, nell’ambito dello stesso ecosistema: “Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade… prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno – economico finiscano per distruggere non solo la politica, ma anche la libertà e la giustizia”. Sono dunque i politici, o meglio gli statisti, a risultare la specie più in pericolo, nell’enciclica sulla biodiversità, stretti, e stritolati, dall’alleanza tra economia e tecnologia, che ha generato il mostro, ibrido e ingordo, sterile ma insaziabile della tecno-finanza: “La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente. La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia…” Papa Francesco prende le orme del cantico universale Laudato si’ di Francesco d’Assisi, ed esprime un’ode globalizzata, letteralmente. Non solo per la traduzione nelle diverse lingue, ma l’adozione di linguaggi differenziati, spaziando dagli aborigeni australiani, religiosamente attaccati alle loro terre, ai migranti sub sahariani, sradicati e in fuga, dalla guerra e dall’effetto serra. Un tratto forte, ben definito, e molteplicità di personalizzazioni. Un vettore ecologico che riduce la velocità e scala le marce fino ad arrestarsi e arretrare, qualora necessario: “… se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporterà nuove modalità per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi… Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro”. L’azione responsabile dell’uomo verso un ambientalismo di nuova generazione, che però affonda le radici nella cultura cristiana dei millenni che ci hanno preceduti: l’ambientalismo del fare, secondo il mandato biblico, non secondo il recentissimo “fare” di origine partitica e correntizia che vorrebbe gli ambientalisti, o pseudo tali, piegati alle ragioni del Si alle economie degli affari, delle imprese e dei capitali; L’attenzione dedicata al fenomeno della globalizzazione, che interessa l’umanità, come l’ambiente ed oggi più che mai, constatiamo, l’economia; L’attenzione alla risorsa acqua, per il suo uso e la gestione nel nostro Paese, ma anche e soprattutto come risorsa di vita per la intera umanità; L’attenzione al territorio ed alle foreste, all’assetto idrogeologico ed all’agricoltura, ma anche alle città, all’urbanistica ed all’architettura, alla storia ed alla cultura delle regioni, delle aree e delle popolazioni. Questo, io leggo, è l’impegno nel quale dobbiamo proseguire, perseverando nel migliorane la qualità. Lo dobbiamo a tutti noi impegnati in prima persona, a tutti coloro che hanno fondato e fatto crescere il Movimento Azzurro, grazie a Dio ancora siamo presenti in tanti, consentendoci oggi di avere voce e riconoscimento nella società e nelle istituzioni. Amici del Movimento Azzurro, siamo nella perfetta continuità e coerenza del nostro impegno, dobbiamo ancora costruire base sociale sulla quale edificare consenso e soprattutto nuova testimonianza cristiana.

                                                                                                                                Rocco Chiriaco