Il Movimento Azzurro in piazza per il clima e la difesa del diritto all’acqua, per il futuro dell’umanità e della casa comune.

Anche Modica ha risposto presente stamattina al “Fridays For Future”

Anche Modica ha risposto presente stamattina al “Fridays For Future” con una manifestazione studentesca e non solo che si è snodata lungo il Corso Umberto per arrivare fino al parco di San Giuseppe U Timpuri per alcune riflessioni. Si tratta del terzo Sciopero globale del clima, dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio. Sono 160 le città italiane interessate dai cortei del movimento dei giovani per il clima, ispirato da Greta Thunberg.
Lo sciopero, organizzato dal Movimento Azzurro arriva a conclusione della #WeekForFuture, la settimana di manifestazioni per il clima indetta da Fridays For Future in tutto il mondo. La settimana è cominciata venerdì 20 settembre, con manifestazioni in 130 paesi nel mondo che, secondo gli organizzatori, hanno coinvolto 4 milioni di persone complessivamente.
Striscioni, slogan, cori e tanta musica per le strade. Gli studenti, poi, si sono posti dietro lo striscione “Cambiamo il sistema non il clima” che è lo slogan della manifestazione.

 

Per il diritto all’acqua, per il diritto al clima, per il diritto al futuro!

Tutte e tutti in piazza per lo Sciopero Globale per il Clima

Oggi i cambiamenti climatici rappresentano una crisi ambientale collettiva e globale, e minacciano il godimento di molti diritti umani fondamentali, compreso il diritto all’accesso all’acqua.

L’emergenza idrica è oramai un’evidenza conclamata, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull’agricoltura e più in generale sull’ambiente.

E’ evidente come la crisi idrica globale sia dovuta principalmente alla scarsità dell’acqua potabile e di quella utilizzabile dal punto di vista umano e socio-ambientale. Scarsità “man-made”, cioè prodotta dall’uomo, a partire dall’alterazione del ciclo idrico. Infatti, all’emergenza climatica globale si somma da oltre vent’anni un sistema di gestione votato al profitto e a logiche di mercato che non ha dimostrato alcun interesse alla conservazione quali-quantitativa dell’acqua, non riduce le perdite delle reti e aumenta costantemente il suo consumo.

Gli studi scientifici confermano che il processo di riscaldamento globale provocherà un incremento del fenomeno dell’evaporazione degli oceani e dell’acqua sulla terraferma, intensificando e accelerando il ciclo dell’acqua. Tali cambiamenti saranno accompagnati da nuovi regimi pluviometrici e da eventi meteorologici sempre più estremi (alluvioni e piogge flash), tra l’altro su suoli sempre più cementificati e aridi, che non potendo trattenere l’acqua, tendono a farla tornare velocemente in mare ed evaporare.
La comunità scientifica converge sul fatto che le zone aride diventeranno più aride e quelle umide diventeranno più umide, con importanti conseguenze per la distribuzione della produzione agricola.
Secondo il quinto rapporto del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per ogni incremento di 1°C della temperatura terrestre, un ulteriore 7% della popolazione mondiale vedrà ridursi del 20% la propria disponibilità di risorse idriche.
Secondo l’UNHCR, da qui al 2050, oltre 250 milioni di persone saranno costrette a migrare a causa delle condizioni meteorologiche estreme.
Per una gran parte delle persone che vivono nei paesi del Sud del mondo, le proiezioni relative al surriscaldamento globale e al relativo cambiamento del clima indicano una minore sicurezza dei mezzi di sussistenza, una maggiore vulnerabilità alla fame e alla povertà, un peggioramento delle disuguaglianze sociali e un maggiore degrado ambientale.

Con questa consapevolezza salutiamo con grande piacere le straordinarie mobilitazioni di questi giorni e dei mesi passati che a livello globale hanno visto scendere in piazza milioni di giovani per denunciare l’inefficacia delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e rivendicare l’urgenza di azioni adeguate per garantire la giustizia climatica e sociale, oltre a pretendere il diritto al futuro.

Per queste ragioni come movimento per l’acqua annunciamo che aderiamo allo Sciopero Globale per il Clima in programma il prossimo 27 settembre e saremo al fianco delle ragazze e dei ragazzi di Fridays For Future che daranno vita a diverse mobilitazioni in molte città italiane.

Con lo stesso spirito ribadiamo il nostro sostegno alla campagna “Giudizio Universale” che punta a chiamare in causa lo Stato per inadempienza rispetto alle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici con conseguente violazione di alcuni diritti fondamentali.

Per il diritto all’acqua, per il diritto al clima, per il diritto al futuro!

Roma, 25 Settembre 2019.

 

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

IN AMAZZONIA BRUCIA LA FORESTA TROPICALE, POLMONE DEL PIANETA E “PATRIMONIO DELL’UMANITA’ “IL MOVIMENTO AZZURRO FA PROPRIO L’APPELLO DI PAPA FRANCESCO”

Serve l’impegno di tutti i Paesi, a livello internazionale, per fermare gli incendi in Amazzonia. E’ l’appello di Papa Francesco durante l’Angelus domenicale: “Preghiamo perché gli incendi siano domati. Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta” le parole del Pontefice. Il tema è centrale anche al G7 di Biarritz, dove prima Emmanuel Macron e poi Angela Merkel hanno chiesto che venisse discussa la questione ambientale. Dopo i devastanti incendi in Siberia, l’allarme è ora, come ricordato dal Papa, per la Foresta Amazzonica in Brasile, dove è in corso una lotta politica tra il presidente Bolsonaro e le ong. Il primo ha accusato le organizzazioni di aver appiccato gli incendi.

La Comunità internazionale deve intervenire, è dovere di tutti i Paesi, soprattutto di quelli dotati di maggiori mezzi e concrete forze, intervenire anche in assenza o forzata collaborazione del Brasile.

La passività diplomatica e quella interventista potrebbero concorrere a causare una ecatombe ecologica ed umana di proporzioni inusitate.

 

Lo stupore e il fascino dei nostri quartieri. A Ispica

Il percorso dal “Castello al Soccorso” di Domenica 28 luglio, organizzato dal Movimento Azzurro, resta memorabile per la larga partecipazione e per il suo singolare svolgimento. Al gruppo delle persone scese al Castello dopo il tour col trenino s’è unito l’altro folto gruppo che attendeva sulla panoramica terrazza del maniero. Da lì, dopo una sintetica ma esauriente illustrazione del Castello, il gruppo ha fatto sosta a Palazzo Grimaldi Papa, ospite dell’Associazione Mater e, a seguire, nella prima rampa della scalinata di San Giorgio e nel cortile di via Alessandro Grana Scolari, dove è stato interpretato dal gruppo giovanile del Movimento Azzurro il ballo nazionale siciliano, il “CHIOVU”, così definito dall’antropologo Serafino Amabile Guastella, ballo a cui hanno preso parte molti dei presenti simpaticamente coinvolti.
Il successo, che s’inquadra nel progetto “Lo stupore e il fascino dei nostri quartieri”, lo si deve alla meticolosa preparazione garantita da tutti i soci del Movimento Azzurro. La sosta finale è stata nella Chiesa del Soccorso nel cui sagrato, dopo l’illustrazione a cura del Centro studi Placido Carrafa, è stata allestita una degustazione di prodotti tipici.

https://m.youtube.com/watch?feature=share&v=UhR-3nmTcaU

PREMIO INTERNAZIONALE CITTÀ DI NAPOLI 2019

In occasione della cerimonia per il ventennale del Premio Internazionale città di Napoli, nel corso della manifestazione tenutasi nel capoluogo partenopeo il 27 giugno scorso, nella importante e prestigiosa cornice del Maschio Angioino, simbolo della città, Il MOVIMENTO AZZURRO è stato insignito dell’importante riconoscimento ritirato dal Presidente nazionale dell’Associazione Rocco Chiriaco.

Diverse le altre personalità che hanno ricevuto il premio o una testimonianza, tra le quali manager, dirigenti, Maestri del mondo dello sport ed atleti; ex Magistrati, storici ed artisti. Insignito del premio anche il sindaco della città di Napoli  Luigi De Magistris.

 

La prima edizione del Premio Internazionale Città di Napoli è datata giugno 1999, istituita per premiare gli atleti ragazzi che presero parte ai mondiali in Francia; In quell’occasione, su quindici atleti italiani partecipanti, ben tredici conquistarono il podio più alto, di cui dieci allievi del Maestro Salvatore Izzi.

Il dott. Salvatore Izzi promotore di questo evento, è stato campione mondiale di Kick boxing, attualmente è direttore tecnico dell’ASD Vip Center di Napoli club, sodalizio che nel corso della sua trentennale attività ha generato diversi campioni. Inoltre, Salvatore Izzi è il rappresentante legale del Movimento Azzurro in Campania ed è stato insignito del premio “Gianluca Cimminiello” per cinque anni consecutivi, per l’impegno profuso verso i ragazzi disabili.

Da quella prima celebrazione, l’appuntamento si è ripetuto annualmente premiando non solo coloro che si sono distinti per motivi agonistici, ma anche chi ha concentrato il proprio impegno verso le fasce più deboli. Con il passare del tempo si sono aggiunte altre categorie alla premiazione quali: medici, artisti, poeti, imprenditori e amanti della natura e del mondo animale; ecologisti impegnati in attività istituzionali di protezione ambientale.

Proprio per le ragioni che si ravvisano in quest’ultima categoria il Presidente del Movimento Azzurro, il dott. Rocco Chiriaco ha ricevuto il riconoscimento nell’ultima edizione; mentre per la legalità il riconoscimento è andato al commissariato Montecalvario di Napoli per l’impegno nella lotta alla criminalità; per la musica al presidente dell’associazione “Parole e Musica Ciro Lucioli”. Per quanto riguarda lo sport, sono stati premiati diversi maestri, tra i quali “Vic Antico” unico italiano ad aver vinto sei titoli mondiali di Kick boxing in sei diverse categorie di peso; inoltre sono stati premiati tutti gli atleti

che hanno dato lustro a Napoli e all’Italia nel mondo.

Il prossimo appuntamento è la manifestazione artistica che si terrà nel cortile del Maschio Angioino, il prossimo 17 settembre sotto l’egida del Movimento Azzurro e dell’ASD Vip Center, evento che avrà come ospiti d’onore il presidente nazionale del Movimento Azzurro, il dott. Rocco Chiriaco e il dott. Salvatore Izzi.

 

Il Papa alla Fao: la mancanza di cibo è una responsabilità di tutti

Il Papa alla Fao: la mancanza di cibo è una responsabilità di tutti

Ricevuti in udienza i partecipanti alla 41esima conferenza generale della Fao. Presenti il direttore generale Josè Graziano da Silva e il neoeletto successore Qu Dongyu

Michele Raviart – Città del Vaticano

L’obiettivo “Fame Zero” nel mondo che si propone la Fao e la lotta alla mancanza di cibo e per l’accesso all’acqua potabile, malgrado i progressi che sono stati fatti negli ultimi decenni, “rimane una grande sfida”. Così Papa Francesco si è rivolto in Sala Regia ai partecipanti alla 41 esima conferenza generale della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e di agricoltura.

Rispettare i diritti fondamentali dei fratelli

Bisogna infatti intervenire sulle cause che danno origine alla tragedia della fame nel mondo, spiega il Papa, che stanno soprattutto nella “mancanza di compassione”, nel “disinteresse di molti” e nella “scarsa volontà sociale e politica al momento di rispondere agli obblighi internazionali”:

La mancanza di cibo e di acqua non è una questione interna ed esclusiva dei paesi più poveri e fragili, ma riguarda ognuno di noi, perché tutti, con il nostro atteggiamento, partecipiamo in un modo o nell’altro, favorendo o frenando la sofferenza di molti nostri fratelli. Siamo tutti chiamati ad ascoltare il grido disperato dei nostri fratelli e ad adottare ogni misura affinché possano vivere vedendo rispettati i loro diritti più fondamentali.

L’impegno delle nuove generazioni

Bisogna ridurre gli sprechi ed aumentare la consapevolezza della propria responsabilità sociale, continua il Papa, attraverso investimenti di breve e lungo termine in modo che “le giovani generazioni passeranno questo testimone a quelle future, sapendo che tale dramma sociale non può essere tollerato più a lungo”.

Il legame tra fame e migrazioni

C’è poi, sottolinea Papa Francesco, una connessione evidente tra instabilità ambientale, insicurezza del cibo e flussi migratori:

L’aumento del numero di rifugiati nel mondo durante gli ultimi anni ci ha dimostrato che il problema di un paese è il problema di tutta la famiglia umana. È necessario pertanto promuovere uno sviluppo agricolo nelle regioni più vulnerabili, rafforzando la resilienza e la sostenibilità del territorio. Ciò si otterrà soltanto, da una parte, investendo e sviluppando tecnologie e, dall’altra, ideando politiche innovative e solidali per lo sviluppo.

Il ruolo della Fao e delle organizzazioni internazionali

In questo senso è importante il ruolo della Fao e delle organizzazioni internazionali, “attori idonei a coordinare le misure perentorie e incisive che assicurino a tutti, e in particolare ai più poveri, l’accesso ai beni essenziali”. Nel ricordare la necessità di sostenere questi organismi multilaterali da parte dei governi, dei privati e della società civile, Papa Francesco sottolinea anche l’impegno della Santa Sede a cooperare con la Fao, “appoggiando lo sforzo internazionale verso l’eliminazione della fame nel mondo e garantendo un futuro migliore per il nostro pianeta e l’umanità intera”.

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-06/papa-francesco-udienza-fao-conferenza-generale.html

Centenario dell’Appello “A tutti gli uomini liberi e forti” di Don Luigi Sturzo

Messaggio del Santo Padre ai partecipanti al Convegno internazionale (Caltagirone, 14-16 giugno 2019)

Pubblichiamo di seguito il messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato ieri [14 giugno 2019], all’apertura dei lavori, ai partecipanti al Convegno internazionale promosso in occasione del Centenario dell’Appello “A tutti gli uomini liberi e forti” di Don Luigi Sturzo, che si svolge a Caltagirone (Catania) dal 14 al 16 giugno, sul tema “L’attualità di un impegno nuovo”:

Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,
saluto cordialmente tutti voi, partecipanti al Convegno Internazionale che si terrà a Caltagirone, città natale del servo di Dio Don Luigi Sturzo, in occasione del Centenario dell’Appello “A tutti gli uomini liberi e forti”. Ringrazio il Comitato Promotore-Scientifico e il Comitato Organizzatore per aver dato vita a questa pregevole iniziativa, unitamente a tutte le Organizzazioni, i Movimenti, le Associazioni, le Istituzioni accademiche e culturali che sono presenti in spirito di collaborazione. È una felice intuizione onorare “uniti e insieme” un anniversario così importante per la storia d’Italia e d’Europa, rileggendo con un largo e qualificato contributo di idee, di esperienze e di buone prassi i dodici Punti che costituivano il Programma dell’Appello, per risentirne il valore e l’attualità e riaffermare la sua praticabilità tra la gente, attraverso un nuovo dialogo culturale e sociale che sia ispirato, oggi come ieri, “ai saldi principi del cristianesimo”.

In occasione del V Convegno nazionale della Chiesa Italiana, ho sottolineato l’importanza di questo metodo, che sta alla base del grande impegno profuso da Don Luigi Sturzo e dai laici cristiani dell’epoca, prima della formulazione dell’“appello”: «La società italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media. […] Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà» (Firenze, 10 novembre 2015). Mi pare di poter cogliere nella vostra iniziativa un esaudimento di queste parole e, pertanto, vi incoraggio a proseguire su questa strada in nome della cultura dell’incontro e del dialogo che tanto mi sta a cuore. Questo centenario ci dà l’occasione di riflettere sulla concezione cristiana della vita sociale e sulla carità nella vita pubblica secondo il pensiero, la vita e le opere del servo di Dio Don Luigi Sturzo.

Per il sacerdote di Caltagirone, il compito di informare cristianamente la vita sociale e politica appartiene soprattutto ai laici cristiani che, attraverso il proprio impegno e nella libertà che loro compete in tale ambito, attuano gli insegnamenti sociali della Chiesa, elaborando una sintesi creativa tra fede e storia che trova il suo fulcro nell’amore naturale vivificato dalla grazia divina. In polemica con quanti sostenevano un dualismo tra etica e politica, tra Vangelo e società umana e limitavano la legge dell’amore alla vita privata, Don Sturzo affermava: «La legge dell’amore non è una legge politica; sta bene in chiesa, sta bene nelle famiglie, sta bene nei rapporti privati. È vero che molti oggi, anche cristianelli annacquati, posano a fieri censori di coloro che si occupano di vita pubblica; e definiscono la politica una sentina di mali, un elemento di corruzione, uno scatenamento di passioni; e quindi da starne lontani; costoro confondono il metodo cattivo con quella che è invece doverosa partecipazione del cittadino alla vita del proprio Paese. Il fare una buona o cattiva politica, dal punto di vista soggettivo di colui che la fa, dipende dalla rettitudine dell’intenzione, dalla bontà dei fini da raggiungere e dai mezzi onesti che si impiegano all’uopo. Così ragionano i cristiani di ogni tempo e di ogni Paese. E con questo spirito, l’amore del prossimo in politica deve stare di casa e non deve essere escluso come un estraneo: né mandato via facendolo saltare dalla finestra, come un intruso. E l’amore del prossimo non consiste nelle parole, né nelle moine: ma nelle opere e nella verità» (da “Il Cittadino di Brescia”, 30 agosto 1925: La vera vita. Sociologia del soprannaturale, Bologna 1943).

La moralizzazione della vita pubblica è legata per Don Sturzo soprattutto a una concezione religiosa della vita, da cui deriva il senso della responsabilità morale e della solidarietà sociale. L’amore è per lui il vero vincolo sociale, il motivo ispiratore di tutta la sua attività. Egli, in modo assai originale, cercò di realizzare una “ortoprassi” cristiana della politica, basata su un corretto rapporto fra etica e vita teologale, tra dimensione spirituale e dimensione sociale. In questa prospettiva si comprende come Don Luigi Sturzo sia stato definito da San Giovanni Paolo II «infaticabile promotore del messaggio sociale cristiano e appassionato difensore delle libertà civili» (Discorso nell’Università di Palermo, 20 novembre 1982: Insegnamenti V, 3 [1982], 1355). Il mio venerato predecessore ebbe a indicarlo come modello ai seminaristi e ai sacerdoti: « La vita, l’insegnamento e l’esempio di Don Luigi Sturzo – il quale nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale seppe infondere non solo nei siciliani ma nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere della partecipazione alla vita politica e sociale, alla luce dell’insegnamento della Chiesa – siano presenti e ispirino il loro apostolato di evangelizzazione e di promozione umana» (Discorso ai Vescovi di Sicilia in Visita “ad Limina Apostolorum”, 11 dicembre 1981: Insegnamenti IV, 2 [1981], 907).

Luigi Sturzo, prima che statista, politico, sociologo e poliedrico letterato, era un sacerdote obbediente alla Chiesa, un uomo di Dio che ha lottato strenuamente per difendere e incarnare gli insegnamenti evangelici, nella sua terra di Sicilia, nei lunghi anni di esilio in Inghilterra e negli Stati Uniti e negli anni ultimi della sua vita a Roma. Nel suo testamento spirituale, redatto il 7 ottobre del 1958, egli scriveva: «A coloro che mi hanno criticato per la mia attività politica, per il mio amore alla libertà, il mio attaccamento alla democrazia, debbo aggiungere, che a questa vita di battaglie e di tribolazioni non venni di mia volontà, né per desiderio di scopi terreni né di soddisfazioni umane: vi sono arrivato portato dagli eventi». E aggiungeva: «Riconosco le difficoltà di mantenere intatta da passioni umane la vita sacerdotale e Dio sa quanto mi sono state amare le esperienze pratiche di 60 anni di tale vita; ma ho offerto a Dio e tutto indirizzato alla sua gloria e in tutto ho cercato di adempiere al servizio della verità». Il suo insegnamento e la sua testimonianza di fede non devono essere dimenticati, soprattutto in un tempo in cui è richiesto alla politica di essere lungimirante per affrontare la grave crisi antropologica.

Vanno dunque richiamati i punti-cardine dell’antropologia sociale sturziana: il primato della persona sulla società, della società sullo Stato e della morale sulla politica; la centralità della famiglia; la difesa della proprietà con la sua funzione sociale come esigenza di libertà; l’importanza del lavoro come diritto e dovere di ogni uomo; la costruzione di una pace giusta attraverso la creazione di una vera comunità internazionale. Questi valori si basano sul presupposto che il cristianesimo è un messaggio di salvezza che si incarna nella storia, che si rivolge a tutto l’uomo e deve influire positivamente sulla vita morale sia privata che pubblica. A distanza di cento anni dall’Appello “A tutti gli uomini liberi e forti”, il Convegno che si svolge a Caltagirone rimanda a un impegno creativo e responsabile dei cristiani, chiamati a interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo, per realizzare una prassi sociale e politica animata dalla fede e vissuta come esigenza intrinseca della carità. Penso soprattutto ai giovani, che vanno adeguatamente coinvolti, perché possano portare nuova passione, nuova competenza, nuovo slancio all’impegno sociale e politico. Con questa speranza, auguro che le vostre giornate di lavoro e di riflessione siano proficue e portino frutti abbondanti e duraturi. A tutti imparto di cuore la mia benedizione, chiedendovi di continuare a pregare per me.

Dal Vaticano, 13 giugno 2019

FRANCESCO

BIOETICA per la VITA – BIOETICA per l’ECOLOGIA. Un articolo in ricordo del Card. Elio Sgreccia, docente della Facoltà di Bioetica dell‘Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Elio Sgreccia, Maestro di vita e per la vita

Gonzalo Miranda, LC, Decano della Facoltà di Bioetica.

Ieri ci ha lasciato il cardinale Elio Sgreccia, Don Elio, come l’abbiamo sempre chiamato, con rispettosi sentimenti di familiarità, di figliolanza riconoscente.

Riposi in pace, dopo tanti anni di dedizione faticosa e feconda alla causa del Vangelo della vita. Se ne è andato un padre e un vero maestro per tutti coloro che, direttamente o indirettamente, siamo stati suoi discepoli, specialmente nell’ambito della bioetica. Ma il suo esempio e il suo insegnamento vivono dentro di noi e dentro tante persone ed istituzione che si spirano alla sua figura.

Il Prof. Sgreccia ha formato numerose generazioni di bioeticisti, soprattutto nel e dal Centro di bioetica e nell’Istituto da lui fondati nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Roma, nell’ormai lontano 1985. È stato docente anche degli alunni della nostra facoltà di bioetica, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, dove ha tenuto diversi corsi fino a pochi anni fa. Gli ultimi corsi li ha dedicati alla dimensione pastorale ed evangelizzatrice della Bioetica (a cui ha dedicato due volumi: “Per una pastorale della vita umana“).

Don Elio ha impegnato la sua solidità di pensiero e la sua finezza argomentativa, non per dilettare o dilettarsi, ma per trasmettere idee, verità e valori che illuminano la vita di ogni persona umana. Per questo stesso motivo ha dedicato la maggior parte dei suoi sforzi negli ultimi anni alla fondazione, guida ed animazione di istituzioni dedicate alla dimensione religiosa (oltre che culturale) della promozione della vita umana: “Donum vitae” e “Ut vitam habeant”.

Per il Card. Sgreccia, infatti, la bioetica non è stata mai un mero esercizio intellettuale. La persona umana, ogni persona umana, è stata sempre al centro del suo pensiero e del suo cuore. Per questo ha voluto definire l’impostazione bioetica da lui proposta come “Bioetica Personalista ontologicamente fondata”.

Una visione della bioetica che – rispondendo pienamente alle aspirazioni più intime di ogni essere umano – è andata diffondendosi e mettendo radici in tante persone e istituzioni accademiche di tutti i continenti. Ne è una prova la diffusione della FIBIP (“Federazione di bioetica personalista”), voluta e fondata dallo stesso Elio Sgreccia.

Ho potuto descrivere brevemente questa sua concezione della bioetica e tracciare un profilo della figura del maestro Sgreccia nell’atto solenne del conferimento del Dottorato Honoris Causa che la nostra Facoltà gli ha concesso il 25 marzo 2011. Mi permetto di invitare a leggere il testo della Laudatio pronunciata in quell’occasione.