Il 15 ottobre 2011 si celebra a Roma la festa nazionale del Corpo forestale dello Stato alla presenza del
Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Francesco Saverio
Romano, del Capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone e delle più
alte cariche dello Stato
.
Ricorre
infatti il 189° annuale della fondazione, che si fa risalire al 1822, della
attuale moderna forza di Polizia ambientale specializzata nella tutela del
patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati
in materia ambientale ed agroalimentare.
La attuale mission del C.F.S., in linea con i tempi che la società
italiana vive nel contesto sociale ed economico globale, affonda le radici in
una storia professionale dedicata alla difesa dei boschi e del territorio,
della difesa del suolo e delle realtà rurali.
La presenza
della Forestale nel nostro Paese testimonia quindi un preciso interesse dello
Stato, che risale a circa due secoli or sono, a preporre un solido baluardo di
indiscusse validità organizzative e professionali a tutela dei collettivi
interessi economici, ambientali e naturalistici sul territorio nazionale.
Negli ultimi
anni il C.F.S., sotto la mirabile guida dell’Ing. Cesare Patrone Capo del
Corpo, ha effettuato un percorso di totale ammodernamento funzionale e di
riqualificazione, anche grazie alla definitiva legislazione che dal 2044
interessa il Corpo forestale dello Stato ponendolo tra le eccellenze della
Pubblica Amministrazione e sulla stessa linea delle altre forze di Polizia
dello Stato, ma forte dell’interesse che la propria specialità suscita
nell’opinione pubblica, nonché della simpatia e del consenso sociale che per
questo riscuote.
Oggi, però,
nell’ora della festa dei custodi dell’Ambiente, è anche il momento di
riflettere sul perché una scelta forte fatta dallo Stato, come quella di
fondare e sostenere nel tempo, adeguandola alle mutate esigenze, un
Amministrazione qual’è quella Forestale abbia dato
dei cosi buoni risultati non solo in termini di tutela delle risorse naturali e
del suolo, ma anche in termini di programmazione dell’intervento, verso
omogenee unità territoriali, quindi di programmazione economica anche in
riferimento ai risultati conseguiti ed alla prevenzione dei danni.
Non è il
momento della polemica, ma nell’ora della celebrazione di un risultato
d’eccellenza da parte dello Stato in campo ambientale, non possiamo non
riflettere sul fatto che solo all’indomani della cessata emergenza incendi
boschivi, verso cui la macchina organizzativa dello Stato con il Corpo
Forestale in testa ha dato il massimo dell’impegno, è iniziata l’emergenza
frane e smottamento dei suoli alle prime piogge autunnali cadute sui versanti
del belpaese, da troppi anni non più interessati a seri ed organici interventi
di sistemazione idraulico-forestale.
La
frammentazione delle competenze in materia di forestale e di difesa del suolo
avvenuta attraverso provvedimenti legislativi varati negli anni settanta dello
scorso secolo, è una decisione che va certamente rivista. Le stesse Regioni
italiane hanno delegato le competenze in materia alle comunità montane, enti oggi in via di soppressione e questa
ulteriore frammentazione ha determinato, ormai da troppi anni, una ulteriore frammentazione
degli interventi sul territorio, così insussistente ed inorganica da rendere
vano ogni intervento pubblico in materia di difesa dei territori.
Nella maggior
parte dei casi non viene neanche assicurata la manutenzione alle opere di
difesa idraulica realizzata negli scorsi decenni, né le ordinarie cure colturali
alle foreste pubbliche ed ai boschi realizzati a fini protettivi, motivo
per cui le raccapriccianti scene di
abitati e strade percorse da valanghe di fanghi e detriti, alle prime piogge
dei mesi autunnali di ogni anno, sono ormai consuete.
Una classe
politica di governo seria, che voglia proporsi nel certo periodo istituzionale,
non può non porsi questo problema.
Nel giorno
della ricorrenza di un mirabile esempio di efficacia dei provvedimenti statali
e di efficienza dei suoi strumenti, come il Corpo forestale dello Stato sta a
testimoniare, si metta mano ad una nuova legge per la difesa del suolo che
individui responsabilità e competenze certe.
E’ questo che
chiede il Movimento Azzurro.