Il MOVIMENTO AZZURRO CHIEDE URGENTI E DRASTICI PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO
Solo
pochi giorni prima del disastro ambientale che ha colpito il territorio ligure
ed in particolare la zona comprendente la vasta area protetta delle “cinque
terre” il Movimento Azzurro, associazione di protezione ambientale fondata dal
padre dell’ecologia italiana “Gianfranco Merli”, in occasione dell’annuale
festa del Corpo Forestale dello Stato, una delle Amministrazioni pilastro nella
politica e nelle azioni di difesa del suolo e tutela del territorio durante
tutto lo scorso xx secolo, aveva lanciato un appello
alle istituzioni italiane affinché fosse rifondata in seno allo Stato una
Autorità centrale per la difesa del suolo, la programmazione degli interventi
di natura idrogeologica sul territorio nazionale ed il governo della loro
esecuzione.
Solo
una svolta di questo tipo potrebbe riaccentrare le
competenze in materia forestale , di difesa del suolo e pianificazione
idrogeologica, polverizzate ormai da più di quaranta anni tra Regioni ed Enti
locali, con la improvvida anticipazione di un autonomismo territoriale che
oggi, in maniera ancor più evidente, sta rendendo al Paese i risultanti dei
molti decenni di non governo del territorio in termini di enormi danni
materiali ed economici e perdite di vite umane.
Sono
trascorsi pochi giorni dall’appello del M.A. lanciato
in occasione di una importante assise istituzionale e presente sul nostro sito
ufficiale www.movimentoazzurro.org , che le immagini dei fiumi di acqua sporca
di terreno e detriti, torrenti che trasportano autovetture e corpi senza vita,
arrivano nelle case di mezzo mondo attraverso le immagini televisive, mostrando
che anche grandi città come Roma e Genova non sono immuni dai fenomeni che
devastano l’intero territorio italiano e non solo quello dei piccoli borghi
collinari e delle località turistiche e balneari.
Un
governo ed un Parlamento degni di tale funzione in un Paese civile e moderno dovrebbero
adoperarsi nel senso auspicato non solo da ambientalisti e geologi; da agronomi
e forestali; da ingegneri e accademici per la difesa del suolo, ma ormai dalla
intera società civile, per garantire che si riprenda il controllo del
territorio da parte di autorità preposte, le quali non possono che rispondere
ad un unico disegno nazionale di programma, intervento e sicurezza, perché i
bacini idrografici non hanno confini amministrativi ed il loro governo non può
soggiacere a piccole amministrazioni scoordinate tra di loro, molte volte in
conflitto perché ispirate da interessi localistici e clientelari.
Nell’anno
del 150° anniversario dell’Unità d’Italia il Paese tutto dia uno sguardo al
passato, non limitato al fine delle celebrazioni, ma ripassi i temi delle
grandi riforme in materia di boschi e terreni del demanio, importanti leggi, in
parte ancora vigenti, del 1910, del 1923 e del 26; la legge Fanfani sulla
montagna del 1952, frutto di approfonditi studi parlamentari (Segretariato Serpieri) e del disegno di statisti (De Gasperi) cui oggi
alcuni, vacuamente, si ispirano.
La
stessa legge Merli del 1976 ha avuto implicazioni importanti per il territorio
oltre che per la salute del primario bene acqua; e nel 1989 la legge 183,
ultimo degli importanti provvedimenti legislativi organici in materia di difesa
del suolo, in larga parte inapplicato.
Urge
la riorganizzazione di un Servizio centrale per la difesa del suolo e la
prevenzione delle catastrofi, esso dovrebbe interagire attivamente con il
Servizio nazionale di Protezione
Civile
facendo in modo che si attivi in concreto l’attività di Previsione e
Prevenzione di quell’Istituto che, ipotizzato e realizzato anch’esso da
legislatori di grande intuito politico, sul
finire
della c.d. prima Repubblica (Zamberletti), ha
forzosamente ceduto il passo all’attività di mero soccorso, come le cronache di
questi ultimi due decenni testimoniano descrivendo la pur meritevole attività
della protezione civile italiana.
Un’azione
incisiva e coordinata sul territorio mirata ad eliminare i pericoli immediati,
a prevenire quelli prossimi ed a pianificare l’uso del suolo sull’intero
territorio nazionale sarebbe, questo si, un investimento infrastrutturale che
comporterebbe serie ricadute economiche ed occupazionali, oltre che nel tempo
economie derivanti dai mancati interventi di recupero dei disastri
idro-geologici ormai ricorrenti.
Necessitano
interventi seri, altro che cementificazioni, nuove autostrade, T.A.V., Ponte sullo stretto di Messina; difendiamo prima il
sacro suolo sul quale tutti questi sogni di un (grande?) Paese poggiano,
altrimenti potrebbe finire per crollare tutto, miseramente, sogni e realtà.
Rocco Chiriaco
Presidente Accademia “G.Merli”