Monitoraggio della contaminazione ambientale costiera nel litorale settentrionale del Golfo di Catania, tramite l’uso della specie bioindicatrice Mytilus galloprovincialis.

 

 

 

 

Importante studio sulla presenza di metalli nelle acque del litorale orientale siciliano, effettuato attraverso attento monitoraggio della contaminazione ambientale costiera nel litorale settentrionale del Golfo di Catania, compiuto con la collaborazione e l’impiego di mezzi nautici ed infrastrutture del Movimento Azzurro dell’area catanese.

Coordinatrice dello studio la Professoressa Margherita Ferrante, Docente dell’Università di Catania, medico, biologo dirigente Department “G.F. Ingrassia Environmental and Food Hygiene Laboratories,”, University of Catania, Italy ed autorevole componente dell’Accademia scientifica “G.Merli” del Movimento Azzurro nazionale.

 

 

 

Scontrino verde per la transizione ecologica

Il piano straordinario messo in campo dall’Unione Europea per far fronte alla crisi scatenata dalla pandemia globale, e cioè gli interventi per favorire la transizione ecologica, va tradotto in norme ed atti consequenziali che consentano ai singoli Stati l’attuazione di riforme strutturali che adeguino il tessuto produttivo ed amministrativo.
Questo piano, prima ancora che si traduca in una lista della spesa e delle opere da realizzare in tal senso, deve essere coadiuvato da un sistema di norme e di atti che agevolino e consentano una reale transizione delle preferenze e degli stili di vita dei cittadini.
Ricordiamo, per cronaca, che il cosiddetto piano di investimenti NextGenerationEU e in particolare il dispositivo per la ripresa e la resilienza o The Recovery and Resilience Facility, prevede un budget di 672,5 miliardi di euro in prestiti e contributi a fondo perduto per i Paesi membri, da destinare alla trasformazione del tessuto economico e industriale dell’Unione.
Il cosiddetto “recovery plan”, anche se promosso in occasione della crisi scaturita dalla pandemia di coronavirus, si basa su obiettivi che vengono da lontano, sono ben precisi e ricalcano gli Indirizzi di Agenda 2030 e del Green Deal.
I fondi saranno concessi ai paesi membri dell’Unione Europea a condizione che siano destinati al perseguimento di due obiettivi principali di lungo periodo: il raggiungimento della neutralità nelle emissioni di CO2 entro il 2050 e lo sviluppo della digital economy.
Nel dettaglio l’Unione Europea ha individuato linee di intervento volte alla crescita dell’utilizzo di fonti rinnovabili, allo sviluppo di un’economia dell’idrogeno (da fonti rinnovabili), alla transizione verso la mobilità elettrica nel trasporto pubblico e privato, alla riqualificazione edilizia in ottica di miglioramento dell’efficienza energetica. Ma ci sono anche il rimboschimento, protezione della biodiversità, il riciclo, l’agricoltura sostenibile e molto altro ancora.
L’obiettivo evidente è che l’UE vuole cambiare il suo “motore interno” a favore di uno meno inquinante, più silenzioso, più equo e che crei “interferenza zero” con i Sistemi Ecologici.
In campo agricolo, anche tramite gli indirizzi dettati dal Farm to Fork (F2F) è evidente la necessità di operare una transizione agroecologia graduale dei nostri sistemi produttivi. Graduale, ma da velocizzare, perché servono adattamenti culturali ed adattamenti ecologici per supportare una tale conversione.
All’interno di questi indirizzi possono risultare vincenti alcune scelte coraggiose ma determinanti, come quelle fiscali che, seppur porterebbero ad un momentaneo minor gettito di contributi per le casse dello Stato, potrebbero essere appunto supportate, fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio ecologico e contributivo, dai fondi messi a disposizione dall’UE.

Scontrino Verde –
Per attuare la transizione ecologica, ed in campo agricolo quella agroecologica, sono necessarie norme di legge che prevedano agevolazioni verso la trasformazione dei sistemi produttivi e di efficienza energetica ma anche l’applicazione di criteri di “ingegneria fiscale”.
Si tratta delle due rotaie dello stesso binario: da una parte la predisposizioni di norme di legge che agevolino la transizione agroecologica (come il DdL 533 della Regione siciliana), dall’altro incentivi fiscali e sistemi di sgravio che indirizzino la popolazione al consumo di prodotti ottenuti con tecniche rispettose dell’ecosistema e a tutela della biodiversità, come quelli derivanti da agricoltura biologica o condotti con principi agroecologici.
Entrando nello specifico si ritiene opportuno, ed oramai inderogabile, uno strumento di agevolazione fiscale che premi i consumatori di questi prodotti (biologici ed agroecologici) allo stesso modo di come avviene in campo sanitario con l’utilizzo dello scontrino fiscale (scontrino parlante) in cui devono essere specificati, ovviamente, i prodotti che godono di tale agevolazione.
In poche parole sarà necessario che lo scontrino fiscale, ricevuto per l’acquisto dei prodotti biologici ed agroecologici, elenchi l’importo dei singoli prodotti agevolati e che, come avviene per lo scontrino che riceviamo in farmacia o per alcune spese sanitarie e mediche, queste possono essere detratte nella dichiarazione dei redditi.
Insomma uno “Scontrino Verde” che darebbe un grande impulso al consumo di prodotti ottenuti con sistemi rispettosi dell’ambiente e quindi un grande impulso per gli agricoltori a convertirsi verso questi sistemi.
Con il “recovery plan” l’Unione Europea ci chiede di investire almeno il 37% dei fondi alla transizione ecologica e almeno il 20% alla trasformazione digitale. L’emissione dello “Scontrino Verde” sarebbe il mezzo per costruire un sistema virtuoso produttivo fiscale verso una transizione che non è solo nel modo di produrre ma anche negli stili di consumo dei cittadini.
In poche parole uno “Scontrino Verde” che educherà i cittadini ad una reale transizione agroecologica.

Guido Bissanti – C.T.S. Movimento Azzurro

LO SGUARDO DI FRANCESCO Dalla Contemplazione alla Lode – Webinar in diretta da Assissi

LO SGUARDO DI FRANCESCO
Dalla Contemplazione alla Lode – Webinar in diretta da Assissi

 

L’impegno oltre l’utopia e la coscienza fragile

di Dante Fasciolo – Presidente dell’Accademia Tecno-Scientifica del Movimento Azzurro

 

Cari amici qui convenuti, il titolo del nostro incontro indica con semplicità un itinerario che per i cattolici dovrebbe rappresentare un impegno quotidiano. Purtroppo non è così, o, meglio, non sempre è così.

 

Ognuno di noi può volgere lo sguardo indietro – pur nel breve tempo – per accorgersi come l’accelerazione della vita quotidiana abbia cancellato sollecitazioni e richiami.

Non mi riferisco solo alle distrazioni che mortificano il pensiero e lo distolgono da una pur  minima contemplazione di ciò che ci circonda e/o una riflessione di ciò che non ci circonda più e che vorremmo richiamare, in un certo qual modo alla memoria, per riaffermarne l’intrinseco valore.

E neppure mi riferisco alle sempre più numerose assenze alla Messa e ai riti Sacri della Chiesa, con colpevole riduzione del tempo dedito alla Preghiera e alla Lode.

 

Due momenti, che ci allontanano dal solco dell’essere cristiano, e che indeboliscono il senso della nostra vita di relazione rispetto al tessuto dei valori che sviluppano il lavoro, la famiglia, la comunità.

 

Ricordo con una certa nostalgia i pochi giorni che trascorrevo con i miei nonni in campagna:

Il lavoro nei campi fin dalle prime ore del mattino…e il suono del campanile lontano alle 12… la sosta; il segno della croce in sintonia con lo sguardo soddisfattolo verso il lavoro eseguito, verso il volo di uccelli in cerca di bacche e l’affanno di “fido” nel rincorrerli, e verso il frugale meritato pasto all’ombra della vicina quercia. Poi, svelti passi al ritorno a casa in gara con la velocità del calar del sole; le donne, velocemente riassettate, in chiesa per i vespri, il rosario, o per una semplice preghiera e l’immancabile piccola candela per ricordare i morti…

 

Cosa è rimasto di ciò a poca distanza di tempo? La comunione col proprio lavoro è rarefatta,

lo scorrere delle ore è vissuto come tortura, in città non svettano campanili e il suono di  rare campane è fievole e timoroso. Molte porte delle chiese sono chiuse….e chiuse le porte sui pianerottoli degli anonimi condomini.

 

Non c’è dubbio, la possibilità di dare spazio alla vita vera è drasticamente ridotto e mortificato. E’ così nel nostro mondo occidentale cosiddetto sviluppato… in realtà solo un po’ più capace di accumulare beni materiali,  consapevolmente o inconsapevolmente il più delle volte in spregio delle più elementari regole di vita; per contro, così capace e scaltro nell’imporre nuovi devastanti modelli sociali ed economici ai paesi a Sud del mondo.

 

Sono imputabili a questi nostri modelli sociali ed economici i guasti di un mondo giunto al limite del collasso ambientale… e contraddittorio, a volte ingannevole, è il turbinio di parole di allarme, riprovazione, o di impegno, che si levano in primo luogo dagli ambienti responsabili del disastro che si dipana nel labirinto dell’arrivismo, dell’affermazione sull’altro, e nega l’uscita verso la possibile libertà, verso la verità.

 

Inutile fare qui l’elenco delle sofferenze fisiche del pianeta: lo sfruttamento degli uomini e la fame, la negazione della salute e dell’istruzione, da un lato; la rapina delle risorse, la corruzione, il profitto, l’ingiustizia, la guerra,  dall’altro lato.

La bilancia non sopporta più questo assurdo squilibrio. E la pazienza delle persone non dura all’infinito. Uomini di Governo e della Finanza, Capi di Stato e Istituzioni Internazionali assumano le loro responsabilità, ora. Diano una risposta ai problemi a cominciare dall’inderogabile azione concreta per frenare il riscaldamento del Pianeta di cui l’organizzazione di questo incontro si fa autorevole portavoce. Occuparsi del “Cambiamento del Clima” non significa solo salvaguardare lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari e la difesa delle coste marine… significa ridare equilibrio al pianeta, non stravolgere la vita vegetale e animale, non obbligare il moltiplicarsi degli esodi di milioni di persone in cerca di pace e di una vita migliore.

Significa, in ultima analisi, ridare vita alla vita.

 

In questo senso, l’incontro di oggi vuole accompagnare il nuovo necessario cammino sulla scorta di chi otto secoli or sono si spogliò di ogni avere,  indossò un ruvido saio e affrontò il suo futuro con una nuova regola di vita. Le prime pagine del suo abbecedario si aprirono alla contemplazione della natura nei suoi molteplici aspetti e sulla bellezza dell’ambiente circostante. Volgendo lo sguardo all’alto,  non mancò di rimirare il sole, la luna e tutte le stelle. Affratellò la luce, e il creato nella sua totalità, riconoscendo il divino nella Creazione.

Suggellò, con le sue contemplazioni e la  sue preghiere, l’Alleanza tra l’Uomo, il Pianeta e l’Universo… e quelle stesse pagine mutarono in un eterno “Laudato si’”.

 

Ancora oggi, una voce si inserisce sulla scia di Francesco d’Assisi,  quella di Papa Francesco.
In questo tempo di difficile interpretazione,  in contiguità e in continuazione, con il  “Laudato si”, Egli macera nell’animo i dolori del mondo ed eleva costante preghiera perchè il mondo stesso sappia raccontare il proprio dolore e la propria conversione, affrontando senza paura il futuro dell’umanità.  Nuovi pensieri e nuove costruzioni sociali,  economiche, etiche  e soprattutto spirituali capaci di esempi di coraggio. E qui voglio ricordare fugacemente il recente viaggio di Francesco, il primo di un Papa di Roma, nella martoriata terra di Abramo  per sollecitare gli uomini a liberarsi del dolore che produce paura, e farsene  testimone.
Poche parole:  ecologia integrale,  sostenibilità,  giustizia sociale,  promozione del bene comune.

E’ in questo spazio che ciascuno di noi deve porre pensiero e azione:  Uscita verso la libertà, verso la verità…  il saio sdrucito e rattoppato di Francesco, specchio impietoso delle nostre fragili coscienze che annaspano nel pozzo dell’ignavia, sia vessillo di battaglia, ci guidi nell’impegno oltre l’utopia…senza saltarla,  piuttosto attraversarla…

Nell’ ”Ambiente Divino” – Saggio di Vita interiore – Teilhard de Chardin tratteggia il cristiano dei tempi nuovi, il cui impegno è di costruire il Mondo in Cristo.  In  questa prospettiva, il lavoro, la scienza, la tecnica, l’arte, la cultura, la spiritualità prendono il loro posto in una concezione cristiana della vita.
Nuovi Cieli  e Terra Nuova… Terra e Cielo insieme.

TRACCE DI PLASTICA NELLA PLACENTA. L’ULTIMA SCOPERTA SULLE CONSEGUENZE DELL’INQUINAMENTO AMBIENTALE.

TRACCE DI PLASTICA NELLA PLACENTA. L’ULTIMA SCOPERTA SULLE CONSEGUENZE DELL’INQUINAMENTO AMBIENTALE

L’Eurispes.It ha intervistato il Dottor Antonio Ragusa, Direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma, recentemente alla ribalta di quotidiani nazionali ed esteri per aver realizzato una ricerca che ha scoperto tracce di plastica nella placenta delle donne in gravidanza.

La ricerca dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, in collaborazione con il Politecnico delle Marche, è stata pubblicata a gennaio 2021 su Environment International, ma già dall’anteprima si era capito il potenziale comunicativo e l’interesse che avrebbe suscitato.

Infatti, durante la ricerca sono stati isolati e visualizzati 12 particelle di microplastiche colorate in quattro placente umane su sei analizzate complessivamente. Cinque microplastiche sono state trovate nel lato fetale delle placente, quattro nel lato materno e tre nelle membrane amniocoriali, indicando che le microplastiche, una volta all’interno del corpo materno, possono raggiungere i tessuti placentari a tutti i livelli. Si è scoperto quindi che i bambini già nel feto potrebbero nascere “inquinati”, ovvero composti anche da materiale inorganico (inesistente fino a 60-70 anni fa) che il sistema immunitario potrebbe riconoscere come proprio, e questa è una ipotesi inquietante per tutta una serie di conseguenze che dovranno essere studiate. Perché la prima vera domanda che nasce un minuto dopo la scoperta della presenza della plastica nella placenta, è cosa comporterà per lo sviluppo del feto e del bambino.

Attualmente non ci sono evidenze certe a tal riguardo. I ricercatori non hanno potuto determinare neppure se le microplastiche dalla placenta siano entrate nei bambini che poi sono nati. Ci sono studi pregressi che hanno messo in evidenza una interferenza nella risposta immunitaria, come pure correlazioni tra l’aumento diffuso delle microplastiche e l’incidenza di alcune malattie, come ad esempio l’endometriosi, una malattia ginecologica, o l’obesità, dove studi hanno dimostrato come il contatto con determinate materie plastiche alteri il metabolismo delle cellule dell’adipe. Ma bisognerà dimostrare una effettiva relazione causa effetto. Nei casi esaminati, i bambini sono nati sani, nati da parti normali. Non bisogna allarmarsi, ma si possono avere comportamenti preventivi per abbassare di molto la quantità di particelle assimilate dal nostro organismo. Ad esempio, in particolare durante la gravidanza, è importante limitare l’assunzione di acqua in bottiglie di plastica, l’utilizzo di contenitori di plastica e pellicole, evitare di mangiare pesci di grandi dimensioni (che più assorbono inquinanti nel mare) e frutti di mare, dei quali non viene eliminato lo stomaco, come nei pesci. Sappiamo che una bustina di tè può rilasciare in una singola tazza 11,6 miliardi di pezzi di microplastica e 3,1 miliardi di nanoplastiche. Meglio acquistarlo sfuso.

Tornando ai nostri bambini, secondo alcuni studi, i biberon in plastica rilasciano fino a 16 milioni di particelle per ogni litro di fluido e più alta è la temperatura, maggiore è il numero di particelle rilasciate che possono arrivare a 55 milioni per litro a temperature elevate. In pratica questo significa che anche dopo la nascita i bambini fino a 12 mesi alimentati con biberon di plastica (in genere composto da polipropilene) possono essere esposti a milioni di particelle microplastiche al giorno, così come contenitori, involucri e giocattoli per l’infanzia composti da PVC e altri tipi di plastica.

Tutto ciò pone un problema importante per i bambini che stanno ancora crescendo e sviluppandosi, ma è anche un problema di tutti. Attualmente, nel mondo si producono 396 milioni di tonnellate di plastica l’anno, 53 kg per abitante della terra. Solo il 20% è stato incenerito o riciclato. Ognuno di noi ingerisce, in media, cinque grammi di plastica a settimana, l’equivalente di una carta di credito, e non abbiamo certezza sulle conseguenze.

L’inquinamento universale da plastica costituisce una questione centrale nell’impegno ecologista del Movimento Azzurro, il quale se n’è occupato attraverso il proprio comitato tecnico- scientifico in occasione dei lavori di preparazione del Premio per l’Ambiente “G. Merli” , poi tenutosi a Roma nel dicembre 2019 presso la sala “Parlamentino Cavour” del Ministero Politiche agricole alimentari e forestali. In quella sede, il il Premio “Giancarlo Merli” è stato assegnato alla Professoressa Margherita Ferrante per l’intensa attività svolta in lunghi anni di lavoro sulle tematiche ambientali particolarmente legate alla salute con specifico impegno di Direttore presso l’Università di Catania del laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti, organismo che opera nella ricerca tecno/scientifica a livello internazionale.

La Professoressa Ferrante, elemento di punta del Comitato Scientifico del Movimento Azzurro, è Direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale per l’Implementazione dei sistemi di Acquacoltura e Biorisanamento e in qualità di Membro della Task-Force Ambiente e Salute del Ministero della Salute ha offerto alla comunità scientifica una vasta documentazione attraverso seminari, convegni e pubblicazioni di numerosi studi e ricerche. In particolare ha coordinato l’attività scientifica sulla ricerca di nano e microplastiche nelle acque e negli alimenti, brevettando il primo metodo al mondo che consente di quantificare il numero di nano e microplastiche e realizzando un importante studio con la prima stima dell’introduzione di microplastiche con la dieta, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale e pubblicato da importanti riviste del settore, tra le quali Water Research Journal.

Secondo la ricerca dell’Istituto israeliano Weizmann per le Scienze, poi pubblicata su Nature, nel 2020 c’è stato il sorpasso dei manufatti artificiali su quello degli esseri viventi, la cosiddetta biomassa: 1.100 miliardi di tonnellate contro 1.000 miliardi. La plastica, con i suoi 8 miliardi di tonnellate, è il doppio degli animali. Il nostro Mediterraneo, secondo una ricerca del WWF, è tra i più inquinati. Sebbene contenga solo l’1% delle acque del globo, ospita il 7% della plastica marina, e nei suoi fondali sono stati rilevati livelli elevatissimi di microplastiche: fino a 1,9 milioni di frammenti su una superficie di un solo metro quadrato.

Ma un’inversione di rotta è possibile.

Nel 2020 il Governo italiano ha approvato definitivamente quattro decreti legislativi di recepimento di altrettante direttive europee: si tratta del cosiddetto “Pacchetto normativo sull’economia circolare” che ha ottenuto il via libera dell’Ue nel 2018. È una grande occasione per un cambio di visione: la plastica può non essere un problema irrisolvibile se inserita in processi di economia circolare e di riciclo. In tal senso l’Ue si sta muovendo per imporre una tassa sugli imballaggi in plastica non riciclata. L’Europa potrebbe incoraggiare così nuove strutture circolari a rifiuti zero con incentivi fiscali, ma anche con regolamenti chiari e politiche di approvvigionamento che supportino le imprese a rifiuti zero.

EOLICO E NUOVI ARROGANTI-Ambientalisti Strani

EOLICO E NUOVI ARROGANTI

Il Presidente di Legambiente Ciafani, dalle pagine di un inserto del Corriere della Sera, ha insultato gli Amici della Terra, colpevoli di opporsi all’arroganza con cui i suoi sodali dell’industria eolica pretendono di trasformare l’Italia e i suoi paesaggi. La presidente Tommasi ha risposto, in modo misurato ma netto, replicando all’incredibile diktat “così dovrà cambiare il paesaggio italiano”.

Ma davvero per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici dovremo rassegnarci a sfregiare per sempre il paesaggio italiano con pale eoliche sempre più alte sui crinali e colline ricoperte da pannelli solari? Se lo sono chiesto tredici associazioni ambientaliste storiche, tra cui gli Amici della Terra, che più di un mese fa hanno scritto al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti per chiedere di istituire un tavolo tecnico di concertazione nazionale che definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile secondo standard di sostenibilità.

La richiesta è dovuta alla preoccupazione per i nuovi obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030 per raggiungere i quali, il Governo italiano prevede di raddoppiare la potenza eolica già installata e triplicare quella fotovoltaica. Preoccupa la superficialità con cui si dà per scontato che questa sia una strada obbligata, senza nemmeno considerarne i costi ambientali ed economici e le alternative.

Preoccupa l’arroganza con cui alcuni promotori di queste tecnologie, sostenuti dalle relative filiere industriali, pretendono di cambiare il volto all’Italia, stabilendo unilateralmente nuovi criteri di “bellezza”, assimilando addirittura i giganteschi tralicci eolici alle cattedrali gotiche del medioevo. I nuovi prepotenti vorrebbero tacitare ogni dissenso, ogni protesta locale, ogni discussione. Chiedono, per queste tecnologie, di superare le leggi e le procedure che valgono per ogni altra infrastruttura o impianto produttivo. Chiedono di esautorare le Sovrintendenze, di ignorare i danni alla biodiversità e il consumo di suolo.

Sperano che tutto passi sotto silenzio, che non ci sia dibattito pubblico nel merito delle strategie di de carbonizzazione. Infatti, se si esaminassero i dati, se si valutassero i risultati delle diverse misure, se si tenesse conto degli errori già fatti in questi anni, le cose da discutere sarebbero molte e non certo favorevoli ad una ulteriore diffusione di pale eoliche o di grandi impianti fotovoltaici in aree agricole.

Per esempio: solo per raggiungere gli obiettivi 2020 di queste fonti intermittenti (quindi non sostitutive degli impianti tradizionali), l’Italia ha già speso 224 miliardi in circa 30 anni, il maggior investimento dal dopoguerra ad oggi, superiore a quello fatto per il Mezzogiorno d’Italia. Il problema è che questo sforzo finanziario a carico delle bollette elettriche ha coperto appena l’8% dei consumi energetici del paese. E-si badi-solo il 2,9% è stato prodotto da fotovoltaico ed eolico.

E’ provato invece che i risultati maggiori in termini di riduzione della CO2, duraturi e non penalizzanti per le aziende, ci sono stati-e possono esserci-con gli investimenti in efficienza energetica su cui il nostro paese ha veramente maturato esperienze innovative sia in relazione all’utilizzo di fonti rinnovabili che in relazione al risparmio di fonti fossili come il gas, indispensabili alla transizione energetica. Certo, quella dell’efficienza è una strada più complessa del semplice impianto di pale e pannelli, all’altezza però di un paese evoluto come l’Italia e rispettosa dei suoi valori culturali e ambientali. Ma, attenzione! Chi racconta che è tutto facile, che basta sacrificare le nostre bellezze, sta dicendo balle e può fare enormi danni.

Energia Eolico

Se almeno la distruzione del paesaggio italiano servisse a salvarci dai cambiamenti climatici potremmo almeno consolarci.
E invece questo sacrificio sarà perfettamente inutile: l’eolico soddisfa attualmente l’1,27% del fabbisogno energetico italiano, quindi un suo raddoppio coprirà solo il 2,6% del nostro fabbisogno energetico.
Migliaia di pale eoliche, fiumi di soldi pubblici, solo per un misero 2,6%.
I dirigenti di Legambiente sono diventati aggressivi perché hanno paura che emerga questa verità.
Quindi invito gli Amici della Terra a sottolineare sempre con forza questo concetto: L’INUTILITA’ DELL’EOLICO.
E questa verità fa paura soprattutto agli industriali dell’eolico, ai quali non interessa niente dell’ambiente, ma vogliono che a pagare gli impianti ci pensi Pantalone.
Le pressioni di questi industriali su Legambiente e Greenpeace sono pesanti e queste non riescono a smarcarsi.
Cara Legambiente: ti sei accorta di quanto sia pesante il consumo di suolo degli impianti eolici? Strade in alta montagna, sbancamenti di terreni, fondazioni, cemento armato, sottostazioni elettriche: tutto questo non esiste per voi?
E le ecomafie riguardano solo i rifiuti?

http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/2252#.X_gbzamUVjg.gmail

Oceano – Sette indicazioni delle Nazioni Unite

Decennio delle Scienze del Mare in Italia

Oceano

Sette indicazioni delle Nazioni Unite

16 dicembre 2020 : Evento di presentazione del Manifesto del Decennio delle Scienze del Mare in Italia. In diretta live dalla pagina Facebook e dal sito ufficiale, la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO ha presentato in diretta live il “Manifesto del Decennio del Mare: verso l’Oceano di cui abbiamo bisogno per il Futuro che vogliamo”.

Hanno partecipato: Caterina Balivo, Madrina dell’Oceano; Francesca Santoro, specialista di programma dell’Intergovernmental Oceanographic Commission UNESCO e promotrice del Decennio del Mare; Diana de Marsanich, giornalista green di F e NaturalStyle; Giovanni Parapini, Direttore di Rai per il Sociale.
A dare voce al Manifesto, cinque persone accomunate da una profonda sensibilità nei confronti dell’ambiente e della sua salvaguardia: oltre Caterina Balivo, Madrina del Oceano, l’attore Sergio Muniz, la cantante Francesca Michielin, l’attrice Sara Lazzaro eFrancesca Santoro.

Il Manifesto del Decennio del Mare è una call to action rivolta a tutti i settori della società civile – istituzioni, imprese, cittadini- per diventare parte attiva delle iniziative che si svolgeranno da gennaio 2021 per il decennio 2021-2030 dedicato alle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile.

OceanoOceanoOceano

Il Manifesto del Decennio del Mare si ispira alla parola OCEANO: ogni lettera è legata a un’azione specifica capace di promuovere un cambiamento radicale nel modo in cui studiamo e gestiamo la nostra risorsa più importante, fonte di vita e ossigeno.
Il Manifesto si inserisce nella campagna internazionale di comunicazione e di educazione all’Oceano del Decennio del Mare (decenniodelmare.it), che mira a creare una «Generazione Oceano», una generazione pienamente consapevole dell’importanza dell’Oceano per il nostro pianeta, per la nostra salute, per il nostro futuro.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2021 – 2030 la “Decade of Ocean Science for Sustainable Development” (Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile). Questa iniziativa punta a mobilitare la comunità scientifica, i governi, il settore privato e la società civile intorno a un programma comune di ricerca e di innovazione tecnologica.
Il Decennio ha stabilito sette risultati concreti per la società:
The Ocean We Want

Pulito: Un oceano pulito in cui le fonti di inquinamento vengono identificate e rimosse
Sano: Un oceano sano e resistente in cui gli ecosistemi marini sono mappati e protetti
Predicibile:Un oceano prevedibile in cui la società ha la capacità di comprendere le condizioni oceaniche attuali e future
Sicuro: Un oceano sicuro in cui le persone sono protette dai pericoli oceanici
Sostenibile: Un oceano utilizzato in modo sostenibile che garantisce la fornitura di cibo
Trasparente:Un oceano trasparente con accesso aperto a dati, informazioni e tecnologie
Ispirazionale: Un oceano che ispira e coinvolge

Transizione energetica-Le Associazioni per l’ambiente chiedono un tavolo di concertazione nazionale per pianificare gli impianti

Con una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e ai Ministri Sergio Costa, Ambiente; Dario Franceschini, Cultura; e Stefano Patuanelli, Economia, Sviluppo Economico, un nutrito gruppo di Associazioni Ambientaliste hanno chiesto che gli obbiettivi che il Green Deal europeo si prefigge – combattere il riscaldamento globale di origine antropica, conservare la biodiversità, usare saggiamente le risorse naturali e il territorio – siano attuati coinvolgendo tutti gli stakeholders, anche le associazioni ambientaliste, definendo una cornice entro cui realizzare la transizione energetica e ambientale in modo equo e realmente sostenibile.

Transizione energeticaTransizione energetica

Le energie rinnovabili sono considerate dal Green Deal europe come strumento di primo piano per affrontare la questione climatica e dare dunque risposta ad una parte degli obiettivi del programma. Nondimeno, le politiche ampiamente deregolamentate poste in essere in questi anni hanno determinato un forte impatto negativo sul territorio nazionale, in termini di consumo di suolo agricolo, gravissimi danni paesaggistici, incidenza sugli habitat naturali e la biodiversità, con il coinvolgimento di ampie aree del nostro Paese, il cui paesaggio è valore costituzionalmente protetto e le cui ricchezze naturali sono annoverate tra le più importanti in assoluto.

Transizione energeticaTransizione energetica

Alle ingenti risorse a disposizione del Green Deal si aggiungerà presto l’ulteriore sostegno finanziario del Next Generation EU per gli investimenti nel settore della green economy. Ora, il combinato disposto di queste due misure, se lasciato senza governo e slegato da rigorose limitazioni, rischia di rispondere al problema climatico ed energetico penalizzando gravemente i preziosi valori del paesaggio e della natura, cui corrispondono interessi vitali anche per il turismo nazionale e l’economia delle aree interne.

Transizione energeticaTransizione energetica

Non è la strada giusta. Non è la strada che l’Italia deve percorrere. L’urgenza del momento, la grandezza delle sfide che ci attendono chiamano tutti noi, governi e associazioni, politica e società civile, scienza ed imprese, ad una più piena assunzione di responsabilità e a un necessario salto di livello nella gestione della materia.

Transizione energeticaTransizione energetica

Per tutte queste ragioni, le associazioni chiedono di istituire un tavolo tecnico di concertazione nazionale, per mezzo delle amministrazioni e degli uffici tecnici di competenza, che finalmente definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile secondo standard di piena sostenibilità.